Un bilancio in declino da dieci anni e il rischio di esubero, entro la fine del 2014, per 81 lavoratori, pari circa a un terzo dell’intero organico. La crisi delle Terme di Salsomaggiore e Tabiano, storico stabilimento del parmense, è giunta a un punto di non ritorno. Dopo tre anni di cassa integrazione, per i dipendenti a fine novembre salteranno i primi posti di lavoro e per l’azienda, una Spa a partecipazione pubblica totale, che vede tra i soci il Comune di Salsomaggiore Terme e la Regione Emilia Romagna, l’unica speranza è di razionalizzare le risorse e avviare un piano di rilancio che contempli anche l’arrivo di nuovi soci privati. 

Intanto però i primi a rimetterci saranno i lavoratori: nonostante i tavoli istituzionali convocati tra proprietà e sindacati, non si sono trovate altre soluzioni se non il licenziamento. Degli 81 dipendenti che rimarranno a casa, ci sono 32 esuberi volontari con incentivi per l’uscita, a cui si aggiungono anche alcuni pensionamenti. Ma le Terme perderanno in tutto 81 persone, pari a poco meno di un terzo del totale degli impiegati, senza contare i lavoratori stagionali. “Purtroppo con la fine della cassa integrazione i costi per l’azienda sono insostenibili – ha spiegato il sindaco di Salsomaggiore Filippo Fritelli al fattoquotidiano.it – Lo erano già tre anni fa, e oggi la depressione del settore termale dovuta alla crisi economica ha peggiorato le cose”.

La società ha 29 milioni di debiti con le banche, a cui se ne aggiungono circa 14 tra fornitori e leasing, a fronte di un fatturato di 17,5 milioni, che solo nel 2007 arrivava a 26. Una lenta decadenza di cui però oggi il Comune non si può più fare carico, spiega il sindaco Fritelli, che nella sua campagna elettorale aveva puntato molto sul rilancio del settore terme. I sindacati però, più che una progettualità per il futuro, vedono in questa operazione un grave rischio per la prosecuzione dell’attività e la chiara volontà della proprietà di svendere l’azienda. “Dopo anni di sacrifici dei lavoratori con cassa integrazione mai accompagnata né da riqualificazione professionale né tanto meno da un progetto di rilancio aziendale – denunciano le sigle Filcams Cgil, Fisascat Cisl E Uiltucs Uil – oggi le istituzioni proprietarie, primi fra tutti il Comune di Salsomaggiore Terme e la Regione Emilia-Romagna, vogliono procedere velocemente ai licenziamenti e annullano i protocolli già firmati e l’ultimo accordo siglato nel mese di luglio 2014”. Per i sindacati la proprietà non vuole riconoscere il valore degli ammortizzatori sociali ancora disponibili e “nega l’applicazione di un ulteriore periodo di cassa integrazione in deroga e del contratto di solidarietà già condiviso con la precedente dirigenza dell’azienda e previsto dal progetto industriale”.

A sollevare molte polemiche è stato proprio il tanto promesso piano di rilancio di Fritelli e della sua giunta, che ad oggi pare poco chiaro. Lo affermano i sindacati e anche Rifondazione comunista, che aveva appoggiato il giovane sindaco alle scorse amministrative. Sul tema è intervenuta inoltre la deputata del Pd Patrizia Maestri, che ha auspicato che vi sia un’attenzione per l’occupazione, considerando che le Terme sono un’azienda pubblica: “Occorre grande impegno e senso di responsabilità per evitare il fallimento delle Terme e rilanciarne l’attività coinvolgendo nuovi partner e rafforzando l’area benessere e promuovendo la valenza sanitaria e riabilitativa delle cure”.

Il progetto però ci sarebbe e la salvezza per l’azienda termale potrebbe arrivare proprio dall’ingresso di partner privati, con la vendita di parte delle quote o addirittura l’alienazione di singoli rami aziendali. “Nel piano di rilancio – chiarisce il sindaco Fritelli – si prevedono azioni legate alla riorganizzazione dei prodotti con investimenti sul marketing, ma anche la valorizzazione sul piano sanitario riabilitativo grazie alla Regione”. Il ruolo della prossima giunta dell’Emilia Romagna sarà decisivo per il futuro del comparto termale salsese, ma cruciale per l’estinzione del debito sarà anche l’entrata di nuovi soci che investano capitale. Il che vorrebbe dire addio alla totale proprietà pubblica dell’azienda, ma anche la sua salvaguardia in termini finanziari. “Le Terme sono in perdita dal 2004 – ha concluso Fritelli – abbiamo bisogno di capitali privati, in modo da poter rinegoziare con le banche un piano di rientro. Cercheremo di fare il massimo per salvaguardare l’attività e i lavoratori, ma purtroppo la situazione è questa e il Comune da solo non può più sostenerla”.