A tre giorni dalla piena operatività della fusione tra Fiat e Chrysler e a quattro dal debutto di Fca a Wall Street, il presidente John Elkann fa sapere che Fiat Chrysler Automobiles è “pronta a partecipare” al processo di consolidamento del settore auto che potrebbe avvenire nei prossimi 5 o 10 anni “se avesse senso”. E che di conseguenza la famiglia “potrebbe diluire la sua quota nel caso ci fosse la possibilità di rendere la società più forte” attraverso operazioni di fusione e aggregazione con altri gruppi non solo europei. “Non voglio vendere”, ha precisato il nipote dell’Avvocato in un’intervista a Businessweek anticipata dall’agenzia Bloomberg. Ma, appunto, subito dopo ha dato il via libera a una riduzione della quota di Fiat (30%) che Exor, la cassaforte degli Agnelli ha attualmente in pancia. Smentendo così le assicurazioni fatte durante l’assemblea degli azionisti dell’1 agosto, l’ultima a svolgersi al Lingotto visto che d’ora in poi i soci si riuniranno in Olanda. “Ho letto su alcuni giornali che la mia famiglia sarebbe ‘stanca’ e che vedrebbe di buon occhio un disimpegno, per dedicarsi ad altre attività meno faticose e meno rischiose”, aveva detto quel giorno Elkann. “Voglio confermare il mio impegno personale e della mia famiglia per continuare a sostenere Fca, a maggior ragione ora che si profilano all’orizzonte grandi opportunità”.

Sergio Marchionne, che ha parlato a sua volta al settimanale statunitense, ha invece ufficializzato l’intenzione di lasciare la poltrona di amministratore delegato del gruppo nel 2018, anno in cui andrà a compimento il piano industriale quinquennale presentato lo scorso maggio. “Dopo il 2018 farò sicuramente qualcos’altro. Nessun cambio di idea, sono fatto così, e poi è giusto che vadano avanti i giovani”. Il manager italo-canadese, 62 anni gli ultimi dieci dei quali trascorsi alla guida della Fiat, ha spiegato poi che dopo la sua uscita il suo ruolo “dovrà essere riconfigurato”: “Ci sono diverse cose che il prossimo amministratore delegato dovrà fare e che sono totalmente diverse da quelle che faccio io”. Elkann ha detto che per la successione Fiat Chrysler può contare su “forti candidatiinterni: “Ho fiducia nella nostra panchina”. Businessweek ricorda che lo scorso anno lo stesso presidente aveva citato come possibili sostituti di Marchionne alcuni manager del gruppo tra cui Richard Tobin, amministratore delegato di Cnh Industrial, Alfredo Altavilla, chief operating officer della regione Emea (Europa, Medio Oriente e Africa) per Fca. E ancora Mike Manley, responsabile del marchio Jeep, e Cledorvino Belini, responsabile della Fiat in Brasile. Durante l’ultima intervista, precisa però il settimanale, Elkann non ha fatto nomi.