Dal 2005 in Svezia, in quel Nord Europa che dal Mediterraneo si guarda sempre con ammirazione e un po’con invidia, c’è un partito che ha parte del suo programma già nel nome e nell’ultimo periodo ha visto crescere il suo consenso in maniera esponenziale. Si chiama Feminist Inikiativ (Iniziativa Femminista) e pare superfluo ribadire quale sia la sua natura. Alle elezioni politiche dello scorso 12 settembre, quelle vinte dai socialdemocratici ma con un’avanzata record dell’ultradestra, ha mancato per un soffio l’ingresso in parlamento, ottenendo comunque uno storico 3,1% delle preferenze. La F rosa (simbolo del partito) aveva già messo a segno un risultato importante alle ultime Europee, dove ha ottenuto un seggio in parlamento, con il 5,3%. A Bruxelles la coalizione è rappresentata da Soraya Post (nella foto), 57enne di etnia rom e di padre ebreo, con un passato da attivista per i diritti umani e un successo elettorale costruito su una campagna capillare, condotta quasi porta a porta e senza nessun finanziamento pubblico

La Post ha catalizzato l’attenzione dei media internazionali anche per una storia personale fatta di sofferenze e discriminazione, che sembra ispirare il programma del partito, basato soprattutto sulla difesa dei diritti. Soraya ha raccontato al New York Post di “essersi a lungo sentita una cittadina di serie B. Sono nata in Svezia e ho subito avuto la cittadinanza, ma per tutti ero una diversa, a causa delle mie origini. Da anni combatto perché questo non accada più a nessuna donna. Nel mio Paese e in Europa”.

“Vogliamo che ci sia uguaglianza tra uomini e donne anche sul lavoro – ha ribadito l’europarlamentare – Oggi c’è ancora troppa differenza di stipendi e di trattamento. Le donne devono avere il pieno diritto di fare carriera senza rinunciare alla famiglia. Questi non solo temi di genere, ma riguardano lo sviluppo di tutta la società. Non a caso tra le fila del partito ci sono anche molti uomini. Ci battiamo contro la discriminazione, porteremo avanti un’importante battaglia sull’aborto e contro la violenza maschile sulle donne. Tra i nostri obiettivi c’è anche la lotta a tutti i fascismi, che in Europa stanno pericolosamente prendendo piede”.

Si scopre così che anche nella civilissima e sempre all’avanguardia Svezia la parità di genere è ancora questione tutt’altro che risolta. Ed è proprio l’avanzata, lenta ma inesorabile, di Iniziativa Femminista a imporla come argomento di primo piano nell’agenda politica locale. Secondo alcuni analisti, l’alleanza, fino ad ora difficoltosa, tra socialdemocratici e femministe potrebbe rivelarsi fondamentale per frenare l’ascesa dei partiti xenofobi e di estrema destra. Il successo della coalizione “rosa” fondata da Gudrun Schyman, che nel corso degli anni ha dovuto comunque affrontare cali di popolarità e divisioni interne, sembra per ora un caso unico. Gli omologhi europei, come il francese Feministes pour une Europe solidaire o il tedesco Feministische Partei Die Frauen, non riescono a superare le soglie di sbarramento per entrare in parlamento, nazionale o europeo, e rimangono partiti di nicchia.

La ricetta segreta scandinava sarebbe un giusto bilanciamento tra attiviste, provenienti soprattutto dallo storico movimento Grupp 8 che negli anni ’60 portò alla ribalta le questioni di genere, e politici di professionisti. Questi ultimi, uomini e donne, hanno lavorato negli anni a programmi che potessero essere sempre più condivisi e hanno contribuito all’affermazione del partito in grandi, e strategiche, città come Stoccolma, Goteborg, Malmo e Upssala. Grazie al 3,1% ottenuto nell’ultima tornata elettorale, Feminist Inikziativ ha ora diritto per la prima volta ai finanziamenti pubblici. Un incoraggiamento non da poco per una coalizione che, ad oggi, è riuscita a crescere solo grazie al lavoro dei suoi esponenti. Il successo futuro si giocherà nei quattro anni di governo a venire, ma i risultati ottenuti fin qui fanno ben sperare leader e sostenitori e hanno aperto uno spazio nuovo alle tematiche di genere, anche oltre i confini svedesi.