Una seduta senza storia, quella di ieri alla Camera dei Comuni inglese: almeno nel 2003 con il voto dissidente di 217 Mp una sorta di dibattito c’era stato.

Ieri invece le cose sono andate diversamente; il Parlamento, quasi al completo ha detto sì ai raid in Iraq: le memorie del disastro del 2003 sembrano essere state rimosse con cura e le sei ore di dibattito, se possiamo chiamare in questo modo una sostanziale unanimità modulata solo da distinguo di forma, sono state solo una ratifica ad una mozione praticamente già approvata. E l’opposizione? A parte le dimissioni della deputata Rushanara Ali da ministro ombra laburista all’Istruzione in protesta con l’appoggio al sì del suo gruppo (ma si è astenuta, non ha votato contro) il no è arrivato da alcuni dissidenti dei partiti maggiori, dai 5 parlamentari dello Scottish National Party e dai Verdi, ma è stato ancora una volta George Galloway, parlamentare scozzese del partito Respect ad aver sfidato da solo l’aula intera.

Chi segue la politica inglese lo conosce bene; sa che è un personaggio molto controverso, che ama i media e che usa un linguaggio “radicale” alieno all’austerità della cultura “bipartitica più uno” di Westminster. Ma il sessantenne di Glasgow non è un novizio della politica: venne cacciato dal Labour nel 2005 dopo aver seduto per quasi 20 anni nelle file del partito, per le posizioni radicali contro la guerra e per parole durissime usate all’indirizzo di Blair: nonostante l’establishment l’avesse defenestrato è rientrato dalla porta principale e nelle ultime due legislature è stato eletto da indipendente con il partito da lui fondato ‘Respect’: un caso più unico che raro nella storia parlamentare britannica. La sua fortuna politica è dovuta proprio alle posizioni sul disimpegno militare e al movimento “stop the war coalition” che nel 2003 promosse la più grande manifestazione pacifista della storia del Regno.

Con un curriculum così non è stato certamente un problema per lui constatare che alla Camera dei Comuni i giochi erano già fatti e in programma c’era la discussione del “come” attuare la mozione governativa pro intervento militare, senza prendere sul serio chi avesse accennato ad un “se”. E invece l’intervento del leader di Respect ha fatto saltare sulla sedia tutti: “Quello di Isis è un esercito immaginario. Un ex ministro della difesa laburista ha suggerito di bombardare le loro basi: ma quali basi? Non hanno alcuna base. Controllano un territorio delle dimensioni della Gran Bretagna con appena 20mila uomini. Traete voi le conclusioni” e ancora “se cercate caserme non le troverete perché la loro forza è confondersi con la popolazione“.

Dall’intero emiciclo è arrivato un coro di buu: sarebbe nulla per Montecitorio e molto per Westminster. Ma la furia della coalizione trasversale si è “scatenata” quando Galloway ha suggerito che la forza di Isis è l’essersi guadagnato il sostegno della popolazione: la gente non si fidava del governo di Baghdad. E giù altre grida “sei una vergogna per il paese“, “vallo a dire alle donne stuprate e ridotte in schiavitù“, gli ha gridato l’ex ministro della difesa Ian Austin. Ma il leader di Respect, abituato da sempre ad essere “messo in mezzo” non ha battuto ciglio: ha proseguito con pesanti accuse all’imperialismo britannico, puntando il dito contro la coalizione che starebbe mettendo, con questo intervento militare, a repentaglio la vita dei cittadini in occidente: “Non risolverete nulla con una nuova guerra ma potreste dare il via ad una nuova ondata di attentati“, ha concluso. Galloway sostiene l’appoggio alle milizie curde ed il sostegno alle tribù dell’Iraq occidentale, le uniche – ha detto – nelle condizioni di poter mettere in scacco lo Stato Islamico, composto da “una banda di assassini non da un esercito regolare”.

E se Farage, da posizioni politiche diametralmente opposte al socialismo filo-islamico del leader di Respect, si è schierato contro la posizione interventista del governo, va detto che l’Ukip senza (ancora) parlamentari nazionali eletti conta oggi ben poco; quando a rappresentare le opinioni contrarie – per giunta tutt’altro che campate in aria – rimane un uomo solo, sarebbe forse arrivata ora che qualcuno si cominciasse seriamente a preoccupare dello stato di salute democratica del proprio paese.