Rubio visita la più grande raffineria del mondo in India. Trump vuole un accordo con Nuova Delhi per abbassare ancora il prezzo del gasolio
Durante i viaggi ufficiali, solitamente i ministri o i diplomatici si concedono dei momenti privati per visitare determinati siti o luoghi d’interesse nei Paesi che li stanno ospitando. Il segretario di Stato Usa, Marco Rubio, ha tenuto fede a questa tradizione durante la sua recente visita in India. A destare curiosità è stata però la meta scelta: la raffineria di Jamnagar, nello Stato indiano nordoccidentale di Gujarat. Il funzionario statunitense ci è arrivato dopo la tappa compiuta a Mumbai, capitale finanziaria del subcontinente, un itinerario che fa capire la natura soprattutto economica del suo viaggio nel Paese asiatico.
Prevedere un programma di questo tipo è servito all’amministrazione Trump per due scopi principali: primo, evitare tensioni politiche con l’India in una fase di grande vicinanza tra Stati Uniti e Pakistan, arcinemico del gigante asiatico. Ulteriore dimostrazione di questa volontà è il fatto che Rubio non abbia incontrato il primo ministro indiano, Narendra Modi, ma solamente il suo omologo, Subrahmanyam Jaishankar. Secondo, in questa fase di avvicinamento alle ormai prossime elezioni statunitensi di midterm, l’attenzione della Casa Bianca è tutta dedicata alla necessità di ottenere risultati che gli elettori Usa possano toccare con mano.
E qui si arriva all’impianto di Jamnagar, controllato dalla famiglia del multimiliardario Mukesh Ambani attraverso la società Reliance Industries. La raffineria è la più grande al mondo, al punto da essere in grado di produrre fino a 1,4 milioni di barili di petrolio al giorno, quasi il 2% globale. Un’altra sua particolarità è la capacità di raffinare anche greggio ultra-pesante, come quello che ad esempio esce dai pozzi petroliferi del Venezuela, che richiede cicli di lavorazione molto sofisticati e approfonditi prima di poter essere immesso sul mercato come carburante. Il riferimento al Paese sudamericano non è casuale. Già attualmente l’India è il secondo principale acquirente di greggio proveniente dal Venezuela dietro agli Stati Uniti, che sostengono il governo ad interim che guida Caracas dopo la cattura di Nicolas Maduro del gennaio scorso.
Non sono trapelate dichiarazioni ufficiali dopo la visita di Rubio all’impianto, ma è chiaro come l’obiettivo statunitense sia far sì che l’India aumenti ulteriormente le importazioni di petrolio dal Paese sudamericano e continui a immettere sul mercato diesel a basso costo per calmierare i prezzi a livello globale. C’è da dire che Jamnagar opera già quasi al massimo della sua capacità di raffinazione, ma in ogni caso un maggiore acquisto di petrolio venezuelano potrebbe ridurre le importazioni indiane di greggio russo, uno dei fattori che negli ultimi mesi ha causato maggiori attriti lungo l’asse Washington-Nuova Delhi. Certo, recentemente il presidente Usa Donald Trump ha cambiato tono nei confronti di Mosca – sempre guardando alla riduzione del prezzo del diesel – ma anche solo la diversificazione delle rotte di approvvigionamento favorisce la calma sui mercati internazionali.
Un altro tema che probabilmente è stato affrontato è quello dell’investimento di Reliance Industries sul territorio statunitense. A marzo scorso Trump ha annunciato che la conglomerata indiana avrebbe realizzato una raffineria nei pressi di Brownsville, in Texas, ma da quel momento non sono emersi altri dettagli. Una situazione che ha portato molti osservatori a mettere in dubbio la volontà degli Ambani di procedere. Un tentennamento legato probabilmente anche alla grande vicinanza dell’imprenditore indiano al primo ministro Modi che potrebbe spingere Reliance a tenere in stand-by l’operazione come leva politica nei confronti degli Stati Uniti in una fase di tensione anche sul fronte economico.
Durante la sua visita nel subcontinente, Rubio ha però affermato che la definizione dell’accordo commerciale tra India e Stati Uniti è “incredibilmente vicina”, un’intesa che dovrebbe regolamentare a 360 gradi gli scambi tra i due Paesi e scongiurare l’introduzione di dazi da parte di Washington. Apparentemente, quello del segretario di Stato Usa è stato un viaggio interlocutorio, ma in vista del midterm per Trump ogni sforzo può essere decisivo.