South side di Chicago

Un prete, un pallone e i campioni della NBA mettono pace tra le gang di Chicago
“Black disciples”, ”Killa World”, ”The Black p. Stones”: secondo voi, sono nomi di personaggi del wrestling, di videogiochi dell’ultima generazione o di cantanti rapper di successo? Purtroppo, qualsiasi risposta abbiate dato, è quella sbagliata. Infatti i Disciples, i Killa e gli Stones, sono tre tra le gang più spietate della south side di Chicago. Secondo la polizia della città dell’Illinois, contando solo i membri uccisi tra le gang stesse, sarebbero infatti centinaia i morti da ascrivere a quelle che sono oramai riconosciute come delle vere e proprie organizzazioni criminali. Con questi presupposti, pensare di far cessare la violenza, anche se solo per un giorno, nella zona più difficile di Chicago, sembrava un miraggio vero e proprio, sino a quando, grazie a un pallone da basket e molta buona volontà, un prete di quartiere, ha stravolto ogni tipo di ordinamento da strada. Padre Micahel Pfleger si è inventato un torneo al quale hanno partecipato veri giocatori NBA, attivisti locali, ma soprattutto, capi e sottoposti delle varie gang che controllano spaccio e prostituzione nella zona. Così, diretti da arbitri che la stessa NBA ha voluto sul playground di catrame, personaggi che la sera prima si sarebbero ammazzati a pistolettate, hanno condiviso un pallone a spicchi, giocando nella stessa squadra, tra gli applausi di migliaia di persone accorse a vedere un evento che sembrava davvero impossibile da organizzare.

Lo strano marketing virale dell’ex stella della NBA 
Rimanendo sul basket, parliamo di Mark Jackson, ex grande playmaker dei New York Knicks, diventato poi allenatore di successo con i Warriors di San Francisco e attualmente ottimo commentatore televisivo. Per cercare di aiutare sua moglie Desiree, che fa la cantate, Jackson si è inventato una forma decisamente particolare di marketing virale. Attraverso un tweet, ha promesso di chiamare personalmente al telefono tutti quelli che avessero scaricato (a pagamento) l’ultimo singolo della consorte. Un tweet privato con conferma del download e numero di cellulare ha poi fatto il resto, con l’ex stella NBA che ha passato tre giorni parlando con centinaia di persone. “Più che altro – ha dichiarato uno di quelli che lo hanno messo alla prova – abbiamo chiacchierato più di basket che di musica…”.

La conduttrice pro-cannabis
Charlo Green
, conduttrice del telegiornale locale per la rete KTVA di Anchorage, ha decisamente trovato il modo più diretto ed esplicito per far capire al mondo il suo pensiero sulla liberalizzazione della cannabis da parte dell’Alaska. In chiusura del notiziario, annunciando che da ora in avanti si sarebbe dedicata a promuovere il diritto di ciascuno ad essere libero (anche sulle droghe leggere) la Green non ha usato mezzi termini: “Fuck it, I quit…” (Fottetevi, io mollo… ), sono state le sue ultime parole in onda, prima della sigla di chiusura. In Alaska si voterà in novenbre per legalizzare il possesso di piccole dosi d’erba.

 

Larry Flint

“Tette al Nasdaq, perché no”. Il re del porno sbarca in borsa
Larry Flint
, il re del porno, costretto da tempo su una sedia a rotelle dopo essere stato ferito da un conservatore estremista durante un processo per oscenità alla fine degli anni Settanta, fa ancora notizia a 71 anni. Il fondatore e presidente dell’impero “Hustler”, composto da giornali, casinò, siti porno, negozi, night club e decine di licenze di merchandise, ha infatti deciso di portare in borsa la sua società, valutata attorno ai 600 milioni di dollari. Cavalcando motti del tipo: “Tette al Nasdaq, perché no”, Flynt si è detto convinto che il mondo impazzirà per le sue azioni. Non è però la prima volta che l’industria del sesso cerca di scalare Wall Street, ma quasi tutti i tentativi precedenti sono finiti male, compreso quello di “Playboy” portata in borsa dallo stesso Hugh Hefner, che però nel 2011 si ricomprò tutte le azioni, togliendo il coniglietto dal listino.

 

Shonda Rhimes

La creatrice di Scandal si incazza con il New York Times
Passata un po’ di moda Oprah Winfrey, in America, il personaggio femminile di maggior spicco tra le donne afro-americane è sicuramente Shonda Rhimes. Abbastanza sconosciuta dalle nostre parti, la Rhimes è una scrittrice, ma soprattutto, una sceneggiatrice di successo, avendo creato e portato sul piccole schermo la serie tv, a sfondo politico, “Scandal” considerata, con “House of cards”, tra i migliori prodotti dell’ultima tornata televisiva. Grazie a questo successo la Rhimes è ricercatissima da un po’ tutti i media statunitensi, compresi quelli che fanno la differenza come il New York Times che l’ha recentemente intervistata sui motivi del suo successo. Nel pezzo, dove si elogiavano comunque le sue doti, la Rhimes non è però stata risparmiata da critiche sul suo carattere scontroso, venendo più volte definita “an angry black woman” (una donna di colore arrabbiata). Tanto per non smentirsi, dopo aver letto l’intervista e non aver gradito come era stata trattata, la signora si è ovviamente incazzata, costringendo il quotidiano newyorkese a porgerle scuse pubbliche, con tanto di rettifica in pagina.