È da aprile che la legge sull’autoriciclaggio, invocata dai magistrati, è argomento di discussione. Pensata, scritta, approvata, modificata la norma è adesso lì, lettera morta in attesa di essere approvata dalla commissione Finanze della Camera. Chissà quando perché il presidente forzista Daniele Capezzone ha rimandato la discussione – in un primo momento fissata per la fine di settembre – a data da destinarsi in attesa del parere del governo (leggi). Intanto a ripensare il testo dovrà essere, come scrive il Fatto Quotidiano, un inedito duo formato dal ministro per le Riforme, Maria Elena Boschi, e l’avvocato di Silvio Berlusconi e parlamentare di Forza Italia Niccolò Ghedini. Con il rischio di snaturare la norma che dovrebbe combattere le sempre più evolute criminalità economica e organizzata. Una legge da tempo nel mirino di Forza Italia, anche se questa volta, anche il Pd è d’accordo.  Ma non solo; se – spiegano fonti della segreteria del Nazareno che chiedono l’anonimato – se non si arrivasse ad un accordo con gli uomini di Berlusconi sulla modifica del testo, il governo stralcerà la norma pur di non frenare il complesso della riforma organica della Giustizia firmata da Andrea Orlando. Per Berlusconi e per lo zoccolo duro del suo elettorato l’eventualità sarebbe, comunque, pura manna dal cielo. 

Un passo indietro. A maggio il governo Renzi era entrato a gamba tesa sul ddl anti corruzione presentando un emendamento che di fatto aveva imposto uno stop ai lavori. A luglio però un emendamento targato Civati-Recchiuti (Pd) era stato approvato in commissione Finanze della Camera ripescando l’autoriciclaggio, che si era perso per strada lasciando spazio alla sola cosiddetta voluntary disclosure. Era stato quindi incassato il via libera, con qualche modifica della commissione Giustizia. E così 30 agosto il ministro della Giustizia aveva annunciato la reintroduzione del reato perché “in una fase di crisi economica aumentano i rischi di infiltrazioni di capitali illeciti e di opacità dei bilanci”.

Nei giorni scorsi però l’allarme era risuonato nuovamente. L’Anm aveva espresso preoccupazione per “le pressioni per realizzare una riforma di facciata” ed era arrivato anche il richiamo del procuratore aggiunto di Milano, Francesco Greco, (“è più importante per lo Stato italiano fare un decreto legge su autoriciclaggio e falso in bilancio o ridurre le ferie dei magistrati?”), che aveva collaborato all’elaborazione del testo. La risposta del governo però è stata quella di affiancare al ministro per le Riforme l’avvocato di Silvio Berlusconi che è indagato per corruzione in atti giudiziari nell’inchiesta Ruby ter. Le posizioni di Forza Italia sono note. A fine agosto, attraverso Il Mattinale house organ di partito, il messaggio era stato chiaro l’introduzione di falso in bilancio e l’autoriciclaggio sarebbe solo l’espressione di un “conservatorismo manettaro“, con “il rischio concreto di un effetto negativo sull’economia“. Per i magistrati, però, l’autoriciclagio dovrà servire, se mai diventerà un articolo del codice penale, a individuare e punire chi reimpiega i soldi che ha intascato commettendo un reato, mentre oggi può essere accusato di riciclaggio solo colui che, non partecipando al primo reato, si occupa di reinvestire i capitali.

Il nuovo reato sarebbe uno strumento utilissimo per combattere, con armi più moderne, l’evoluzione della criminalità economica e organizzata. Eppure, anche dentro la magistratura, i pareri sono diversi. Il procuratore aggiunto di Roma, Nello Rossi, coordinatore del pool sui reati economico-finanziari della Procura capitolina, solo qualche settimana fa definì la norma contenuta nella proposta Grasso “un maledetto imbroglio”. Il self-laundering va circoscritto – commentò Rossi in un’intervista al Sole24ore – e comprendo le oscillazioni e le esitazioni che ci sono state finora perché purtroppo siamo di fronte a un maledetto imbroglio”. A parere del magistrato, è senz’altro necessario “alzare un firewall fra mercato legale e capitali criminali, ma se questi invadono l’area dell’economia legale, possono non solo alterare la concorrenza ma, nel medio periodo, addirittura azzerarla, espellendone le imprese legali grazie al surplus di liquidità che può creare la criminalità economica”. Se infatti, sempre a parere di Rossi, molto ascoltato dalle parti dei democratici,“si puniscono allo stesso modo l’autore di un reato che ne ricicla i proventi (autoriciclaggio) e l’intermediario che si preoccupa di trasferire i proventi di reati commessi da altri (riciclaggio) si corre un rischio da non sottovalutare, avvertito ormai da più parti, e cioè che l‘incriminazione per autoriciclaggio diventi una sorta di corollario naturale di qualsiasi reato economico, l’appendice di ogni condotta criminosa produttiva di un profitto illecito”. In pratica, un “surplus di repressione” anche nei casi di “una modesta appropriazione indebita o una circoscritta infedeltà patrimoniale”.

Nelle scorse settimane, la commissione Giustizia della Camera, presieduta dalla democratica Donatella Ferrante, ha scritto un parere in cui tiene conto dei rilievi e delle perplessità di Rossi, facendole proprie e suggerendo alla commissione Finanze di escludere la punibilità se il prodotto del reato è destinato al “godimento personale” (autoconsumo), e di limitarla a chi ha “concretamente ostacolato l’identificazione” della provenienza illecita del danaro. Ad oggi, però, il suggerimento, non ha trovato grandi sponde. Perché c’è ben altro che bolle in pentola. Da parte del Pd (e dunque di chi sta svolgendo la trattativa con Ghedini, ovvero Maria Elena Boschi insieme al neo responsabile Giustizia del Nazareno, Davide Ermini) si porterà al tavolo la possibilità di circoscrivere le sanzioni per autoriciclaggio o autoreimpiego a quelle categorie di reati che, per le loro caratteristiche o per la loro dimensione economica, possono effettivamente inquinare il mercato: i reati di criminalità organizzata, quelli connessi ai grandi traffici di droga, la grande contraffazione, la corruzione. E la stessa evasione fiscale, se e quando assuma quella dimensione milionaria che è in grado di compromettere la fisiologia del mercato legale.
 Questa soluzione “circoscritta” soddisferebbe anche l’Europa, si sostiene, che da anni incalza l’Italia – e altri paesi come la Germania – sull’autoriciclaggio, ma non soddisfa affatto Forza Italia. Che di inserire anche l’evasione fiscale tra i reati che “inquinano il mercato” non vuol sentir parlare neppure per scherzo. Ecco che, dunque, la trattativa sulla formalizzazione del nuovo reato rischia di essere tutta in salita.
 E se lo diventerà troppo uscirà dal pacchetto giustizia, per non intralciarne il percorso rapido. Nel nome, ovviamente, del patto del Nazareno, sempre più solido quando di mezzo ci sono gli interessi del Cavaliere.

ha collaborato Elena Ciccarello