Nuovo anno scolastico, nuove promesse. Ma per le famiglie degli alunni diversamente abili cambierà poco. Anzi, per la prima volta dal 2010 non vi sarà un aumento significativo dei docenti di sostegno. Lo dicono i numeri che il servizio statistico del ministero della Pubblica istruzione ha pubblicato in queste ore. Lo conferma Roberto Speziale, presidente dell’Anffas (associazione nazionale famiglie di persone con disabilità): “Ogni anno ci ritroviamo con lo stesso problema e non è solo una questione di quantità ma anche di qualità dell’inclusione”.

La conferma arriva dalla fotografia dei dati anticipati dal Miur, prima della conclusione delle procedure di assunzione in ruolo che potrebbero terminare tra qualche settimana: il numero degli alunni con disabilità è in lieve aumento. Nell’anno scolastico 2013/2014 erano 209.814 mentre quest’anno torneranno tra i banchi 210.909 ragazzi diversamente abili. A fronte di questo incremento, esaminando il grafico della serie storica dei posti dei docenti di sostegno, non vi sarà un grande cambiamento: il contingente finale è previsto in 110mila professori e maestri, 216 unità in meno rispetto allo scorso anno (110.216). Piccole cifre che non cambiano la sostanza: in Italia il rapporto medio di docenti/alunni continua ad essere quello di 1:2, con alcune punte di 1:3 alle scuole superiori di secondo grado di alcune regioniOsservando i numeri nei diversi territori è interessante rilevare che al Nord gli alunni disabili aumentano, seppur lievemente in alcune regioni, mentre in Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Sardegna diminuiscono. Variazioni che non vanno di pari passo con i posti di sostegno in diminuzione ovunque a parte la Lombardia, l’Umbria, il Lazio e la Basilicata.

“A noi interessano relativamente i numeri. Dobbiamo pensare alla qualità dell’inclusione. C’è un problema – afferma il numero uno dell’Anffas – relativo all’accertamento: gli attuali sistemi con i quali si certifica se un alunno ha bisogno o meno del sostegno, sono obsoleti. Una delle principali richieste che abbiamo fatto al ministro delle Politiche sociali Giuliano Poletti è stata proprio quella di rivedere questo sistema”. Altro nodo, accennato anche nelle 136 pagine presentate da Matteo Renzi, è quello della formazione. L’Anffas con altre associazione aveva una soluzione ma non è stata colta: “Va fatta soprattutto agli insegnanti curriculari. Eravamo pronti a mettere a disposizione 170 formatori gratuitamente per fare corsi agli insegnanti. Noi vogliamo che vi sia meno sostegno e più inclusione, più presa in carico globale dei nostri ragazzi. Quando pensiamo ai bambini disabili a scuola, dobbiamo pensare anche agli assistenti all’igiene personale e a quelli all’autonomia che sono altrettanto importanti per loro”.

Un obiettivo portato avanti anche attraverso il disegno di legge presentato in questi giorni al Parlamento, per rivedere la Legge quadro del 1992. “Le famiglie ci raccontano ogni giorno di una scuola che non attua le disposizioni sull’inclusione, ma sembra più impegnata a far funzionare se stessa”, polemizza il presidente dell’Anffas, sottolineando la necessità di avere contratti di almeno 5 anni per assicurare la continuità educativa e didattica. Una battaglia che l’Anffas porta avanti da sempre e che proprio ad inizio settimana, alla luce del patto “La buona scuola” presentato dal premier, ha ribadito. Come? Andando a stilare una lista di “undici cose da non dimenticare” a partire dal fatto che “un alunno con disabilità spesso trascorre in classe un tempo molto inferiore all’orario scolastico dei suoi compagni, mediamente 14 ore su 30”. Una situazione assurda che ha portato negli ultimi tre anni oltre 15 mila famiglie italiane a fare ricorso contro il ministero della Pubblica istruzione per ottenere il diritto allo studio per i loro figli. Al suono della prima campanella dell’anno scolastico 2014/2015 il quadro non cambierà; come ogni anno le prime settimane risentiranno dell’assenza del personale docente di sostegno: basta pensare che al 28 agosto il contingente era ancora provvisorio e contava su 92.947 docenti.