“Cinquantamila poliziotti a rischio tubercolosi. Alfano rispondi”. Il Movimento 5 stelle ha depositato un’interrogazione a Palazzo Madama per chiedere che lo Stato intervenga sul presunto pericolo tbc per gli agenti alle prese con gli sbarchi di immigrati. Beppe Grillo ha ripreso l’iniziativa che parte dalla denuncia del sindacato Consap. Quest’ultimo ha specificato che 40 sarebbero stati i casi di poliziotti “risultati positivi al test”, mentre “tre i casi conclamati”. Tante le polemiche scatenate già nei giorni scorsi. Oggi l’attacco del ministro alla Salute Beatrice Lorenzin: “Non si fa politica seminando terrore sulla pelle delle persone. Reazioni anche da Medici senza frontiere con una campagna sui social network #allarmisminograzie: “E’ del tutto falso che le persone arrivano sulle coste italiane e girano liberamente per il Paese senza alcun controllo sanitario”.

Interrogazione M5s in Senato: “Alfano rispondi”
Nel testo dell’interrogazione presentata dal M5S al Senato, si parla “della grave situazione che si sta verificando tra le forze di Polizia impegnate nella prima accoglienza degli immigrati nell’ambito dell’operazione Mare Nostrum”. Dunque i grillini chiedono al ministro “se sia a conoscenza della situazione; se intenda rendere noto quale sia la reale ed effettiva portata del problema denunciato; quali strumenti di profilassi e tutela degli operanti delle Forze dell’Ordine siano ad oggi adottati e quali strumenti aggiuntivi di profilassi e tutela intenda assumere”. E ancora “quali siano i motivi per cui le forze di Polizia e gli altri operatori di prima accoglienza non sono dotati degli stessi mezzi e strumenti in dotazione alla Marina militare italiana efficaci ad evitare il contagio anche in caso di contatto con soggetti infetti”.

Consap: “40 poliziotti positivi al test. Tre casi conclamati”
“Il leader del Movimento 5 stelle ha dato risalto a una nostra denuncia pubblica che ha portato al lancio di una class action contro il ministero dell’Interno che stiamo promuovendo in collaborazione con Assotutela, dopo che siamo stati messi a conoscenza che 40 poliziotti erano risultati positivi al test tbc-mantoux, su mille controlli effettuati”. Lo dice in una nota Igor Gelarda, dirigente del sindacato di polizia Consap. “Possiamo solo registrare il fatto che l’amministrazione della Pubblica sicurezza continua a smentire se stessa”. Il sindacalista riferisce di “tre casi conclamati di colleghi che hanno in contratto il virus della tbc: uno a Bologna, uno a Ferrara e uno a Terni. Si tratta di poliziotti che hanno avuto a che fare con migranti recentemente arrivati nel nostro Paese. Quindi non di allarme ingiustificato si tratta, ma di una comunicazione ufficiale del Dipartimento della Pubblica Sicurezza ai sindacati di polizia. Giocare con le parole tra positività ed infettività non può certo rassicurare quei circa 50 mila colleghi e colleghe che in tutta Italia sono entrati in contatto con i migranti, dopo che sugli stessi era stato effettuato un sommario controllo sanitario, quindi il rischio per quanto ci riguarda è tutt’altro che sotto controllo ma anzi ormai è esteso dalle poche migliaia dell’operazione Mare Nostrum a tutto quel personale che in queste ore sta scortando i migranti in tutta Italia”. “Allora chiediamo ai nostri medici se su mille controlli abbiamo avuto 40 positività, quante ne avremo dopo che tutti i 50 mila colleghi avranno potuto fare il test. Sappiamo che chi è positivo non è infetto e che la malattia può rimanere latente”.

Medici senza frontiere: “Basta falso allarmismo. E’ ignoranza e paura”
L’associazione Medici senza frontiere (Msf) risponde all’hashtag su Twitter #tbcnograzie con l’hashtag: #allarmismonograzie. “‘No grazie’ – afferma Msf – all’allarmismo basato sulla paura e l’ignoranza piuttosto che sui fatti. Msf è in prima linea nella lotta all’Ebola che sta travolgendo l’Africa occidentale. I nostri operatori umanitari sono sulle coste della Sicilia per fornire assistenza alle migliaia di persone costrette a fuggire da terribili conflitti. L’anno scorso i nostri medici e infermieri hanno curato 30.000 persone affette da Tbc in tutto il mondo. Non possiamo rimanere in silenzio di fronte a falsità come quelle che stanno circolando in Italia in questi giorni”. “Nei primi mesi del 2014 abbiamo effettuato, insieme all’Azienda sanitaria provinciale di Pozzallo, il primo screening sanitario per circa 12 mila persone appena sbarcate. Sono generalmente giovani, in buono stato di salute. La quasi totalità delle malattie diagnosticate all’arrivo è legata alle difficili condizioni di vita e del viaggio che devono affrontare: infezioni dermatologiche, dolori articolari, piccole ferite, debilitazione generale e così via. La maggior parte di loro viene da paesi in guerra, come la Siria e la Somalia, o da paesi in cui vengono perseguitati, come l’Eritrea”.

Medici senza frontiere ribadisce che “è del tutto falso che le persone arrivano sulle coste italiane e girano liberamente per il Paese senza alcun controllo sanitario. Vediamo il ministero della Salute eseguire screening sanitari ogni giorno. Noi stessi forniamo screening supplementari a Pozzallo e Augusta, due dei principali siti di sbarchi in Italia”. “Purtroppo, al contrario di quanto affermato in questi giorni da note figure politiche – sottolinea la nota di Medici senza frontiere – la tubercolosi è una malattia presente in Italia da decenni, non è stata recentemente importata dagli stranieri. Nell’ultimo cinquantennio (1955-2008), il numero annuale di casi di Tbc registrati dal sistema di notifica nazionale è diminuito da 12.247 a 4.418. Non si parla quindi di un riemergere della malattia”. Per di più le persone positive al test cutaneo alla tubercolina (Mantoux) non sono contagiose. Solo il 10% di chi acquisisce l’infezione sviluppa in seguito la malattia tubercolare, diventando potenzialmente contagioso per altri. La Tbc non si trasmette con una stretta di mano, prendendo lo stesso autobus o frequentando gli stessi spazi pubblici. Per quanto riguarda l’Ebola, “non è mai stato diagnosticato un caso in Italia – avverte Msf – L’approdo di questa malattia con i migranti che sbarcano sulle coste siciliane è più che remoto. Il virus Ebola è molto letale e nella maggior parte dei casi provoca malattia sintomatica e poi morte nell’arco di pochi giorni dall’infezione. Questo vanifica la possibilità che una persona infettata si avventuri verso l’Europa in un viaggio che generalmente dura diversi mesi. E – conclude la nota – questo è anche un tempo troppo lungo perché una febbre emorragica virale possa ‘sopravvivere’ fino ad arrivare a noi”.