Archiviazione per la holding Finmeccanica, patteggiamento per Agusta Westland che escono dal processo per le tangenti pagate in India per le vendita di elicotteri pagando 380mila euro di sanzione pecuniaria più 7,5 milioni confiscati. Il nuovo amministratore delegato Mauro Moretti ha chiuso così ieri per il gruppo pubblico la partita con il tribunale di Busto Arsizio, lasciando nei guai il suo predecessore Giuseppe Orsi e l’ex numero uno di Agusta Westland Bruno Spagnolini.

Dopo che ha patteggiato (un anno e 10 mesi) anche l’intermediario svizzero americano Guido Haschke, il pubblico ministero Eugenio Fusco incamera nuovi punti per la condanna che ha chiesto a inizio estate per i due manager. E infatti Moretti, appena insediato, ha dovuto accelerare sulla strada del patteggiamento di Agusta Westland, una via d’uscita che la procura aveva già offerto a Finmeccanica a fine 2013. Ma il precedente management, fortemente condizionato dagli uomini ancora legati a Orsi, aveva lasciato cadere.

Moretti però ha risolto solo una parte del problema. Ha eliminato la pressione di partner commerciali e industriali decisivi come Gran Bretagna e Stati Uniti, le cui autorità anti-corruzione sono già da tempo in movimento per bastonare Fin-meccanica, in nome sia dell’etica degli affari sia, inconfessabilmente, degli interessi delle concorrenti inglesi e americane. Qui però si apre il problema vero dal quale per Moretti sarà difficile uscire.

Nella logica realistica, o cinica, che vige in quel mercato, quando si vanno a vendere armi a un governo straniero pagare tangenti è una regola. Questa non è una superstizione pacifista, ma un fatto, autorevolmente confermato dall’allora premier Mario Monti all’indomani dell’arresto di Orsi, il 15 febbraio 2013: “I nostri colossi possono comportarsi secondo gli standard in uso nei Paesi nei quali anche per l’interesse dell’economia italiana lavorano, ma se è possibile evitando certi fenomeni di ritorno come le tangenti ai partiti italiani”. Insomma: corrompete pure, ma senza fare la cresta per il partito che vi ha lottizzato.

Proprio dopo l’arresto di Orsi ha preso piede un ragionamento infondato, così sintetizzabile: tutti corrompono i governi stranieri, ma Finmeccanica è penalizzata perché la magistratura italiana monta processioni come quello per gli elicotteri all’India mentre in altri Paesi i governi insabbiano i processi in nome dell’interesse nazionale.

Ci sono casi a sostegno della tesi, per esempio nel 2006 il governo inglese presieduto da Tony Blair fermò un processo per corruzione internazionale contro il colosso aerospaziale Bae System. Il fatto è che tutti i colossi delle armi corrompono, ma la regola è “si fa ma non si dice”. La convenzione Ocse del 1997, che impegna tutti i governi e colpire la corruzione internazionale, viene tradotta di fatto nella lingua dell’ipocrisia: non fatevi scoprire.

A fare la differenza per Finmeccanica è che l’inchiesta Agusta non parte dall’esuberanza di magistrati giustizialisti e insensibili agli interessi nazionali, ma, caso unico nella recente storia del pianeta, da un alto dirigente della stessa Finmeccanica. È il novembre del 2011 quando il capo delle relazioni esterne Lorenzo Borgogni, interrogato a Napoli come persona informata dei fatti all’interno dell’inchiesta sulla cosiddetta P4 di Luigi Bisignani, mette i magistrati sulla pista della tangente da 51 milioni pagata, secondo la sua accusa, da Orsi per la commessa degli elicotteri in India.

C’è dunque un inconfessabile problema di reputazione che il patteggiamento non risolve: quale mai politico e di quale mai Paese accetterà di farsi corrompere da uno che magari litiga con il capo e per dispetto va a strombazzare tutto al primo magistrato che incontra? La vera storia di Finmeccanica è questa. Dopo l’esplosione dell’inchiesta tutti i concorrenti sono andati a fargli terra bruciata con questo argomento, e non certo con l’arma dell’inchiesta giudiziaria che, da uomini di mondo, tutti i corrotti e corruttori mettono in conto.

Intanto Finmeccanica si è giocata il mercato dell’India, con un miliardo e 200 milioni di abitanti il più prezioso del mondo, visto che la Cina non compra armi dall’Occidente. Fino a nuovo ordine il governo di Nuova Delhi non vuole più vedere Finmeccanica alle sue gare. E negli altri Paesi sarà difficile per Moretti far arrivare un messaggio del tipo “tranquilli, d’ora in poi saremo più discreti”. Visto che comunque il bon ton internazionale prevede che la corruzione sia come la mafia di un tempo: non ci risulta.

Twitter @giorgiomeletti

Il Fatto Quotidiano, 29 agosto 2014