Matteo Renzi ha deciso di non andare al meeting di Comunione e Liberazione, ma alla fine ha comunque concesso un’intervista al settimanale semi-clandestino di Luigi Amicone, Tempi, in modo che domani il meeting di Rimini si apra con una sorta di benedizione politica da palazzo Chigi. Un segnale di attenzione gradito agli eredi di don Giussani che, dopo aver investito il loro capitale politico su Mario Monti ed Enrico Letta e dopo aver visto molti loro leader finire in galera, si sentono (giustamente) un po’ spiazzati.

Da domani tutti i giornali – incluso il Fatto – si occuperanno del Meeting. Un evento che è sempre stato a metà tra la festa di partito (anzi, di corrente) e il raduno di militanti, delle loro famiglie e il momento di riflessione. Spirituale, dicono loro. Ma il numero di eventi politici, concerti, presentazioni di libri e dibattiti tra attori e vip vari supera di gran lunga quello delle occasioni di preghiera (pare ce ne sia una tra i volontari prima dell’apertura degli stand) e delle messe (una sola, all’inaugurazione, giusto per dare il suo palco anche al vescovo di Rimini).

Lo scorso anno ho passato, per il Fatto, un’intera settimana a Rimini. Quest’anno ho deciso di non andarci neppure un giorno. Per una ragione semplice: la rilevanza politica del Meeting è crollata e, senza politica, del meeting non resta nulla.

Mi spiego. Con l’arrivo di Enrico Letta a palazzo Chigi, i ciellini hanno avuto la loro ultima illusione di potere. Finalmente il loro progetto trasversale, per unire i moderati pragmatici di destra e sinistra, diventava un progetto di governo, dopo aver assunto per anni la dimensione carbonara del l’Intergruppo parlamentare per la sussidiarietà (una specie di corrente che attraversava Pd e Pdl). Il governo Letta è stato il più ciellino che si potesse immaginare, con l’ultimo leader di Cl rimasto, Maurizio Lupi, alle Infrastrutture, da dove supervisionare l’Expo nella Lombardia che è la patria ciellina, e la scommessa sul futuro, Angelino Alfano, agli Interni. A Rimini i cupi Emilia Guarnieri e Giorgio Vittadini, grandi capi della kermesse, spandevano sorrisi, per un’estate kingmaker della politica italiana.

Poi è arrivato Matteo Renzi. Che non ha mai avuto grandi rapporti con Cl, viene da un’altra storia, quella dell’Agesci, gli scout che sono sì cattolici ma molto progressisti, tendenzialmente di sinistra e poco politici, lontanissimi dai ciellini che ancora studiano i testi di don Luigi Giussani e amano percepirsi come una minoranza in lotta contro una secolarizzazione di stampo comunista, manco fossimo ancora agli anni Settanta (sono gli unici al mondo a leggere i dissidenti sovietici come se fossero autori contemporanei e non parte di una storia ormai finita). Con Renzi Cl non ha più spazio, non è parte del mondo del Pd. E chi è fuori dal Pd non esiste.

Fine del senso politico del Meeting.

“Ma a Rimini non c’è solo politica, ci sono idee, riflessione, comunità, eccetera eccetera”, ti dicono i ciellini. Bene, io ci ho passato una settimana, lo scorso anno, ho incontrato tanti ciellini, ho parlato con tutti quelli che – magari contattandomi via Twitter – mi cercavano per spiegarmi che le mie idee sul “movimento” erano sbagliate. E ho incontrato sempre persone che erano parte, su orbite più o meno interne, del sistema lombardo-ciellino, spesso legati all’allora Pdl.

Non si può essere ciellini nell’intimo, ma solo nella società. E non – come per gli scout – attraverso il servizio (sia nell’Agesci che nelle forme più tradizionali di volontariato) ma nel costruirsi rete, nel diventare un blocco coeso e un po’ omertoso in cui il simile aiuta il simile. I ciellini assumono altri ciellini, amministratori locali ciellini danno lavoro a imprese cielline o sostengono associazioni di volontariato di matrice ciellina. Tutto regolare (spesso, ma non sempre, vedendo quanti ciellini affollano le patrie galere), ma assai poco spirituale.

I ragazzi più ingenui, quelli che sono nel “movimento” da poco, lo ammettono anche: stiamo con Cl e con le sue declinazioni universitarie perché offrono servizi, ti aiutano a preparare gli esami, fanno i corsi alle matricole, ti organizzano le serate, fanno conoscere persone. I più scafati, quelli reduci da ore e ore di “scuole di comunità”, hanno assorbito l’eloquio vuoto e circolare che era tipico di don Giussani e quindi riescono a parlare a lungo senza comunicare nulla, lasciando soltanto il dubbio se ci credano (in cosa non si sa) o se siano semplicemente molto cinici, disposti a rimasticare formule oscure per anni pur di beneficiare dell’appartenenza alla rete (lobby?) ciellina.

Insomma: non esiste Cl senza politica, è sempre stato così, fin da quando è nata come Gioventù studentesca nel 1954, fin da quando un giovane Roberto Formigoni provò a farla diventare un pezzo ufficiale della Dc con il Movimento popolare, nel 1975, fin da quando scambiava voti, potere e appalti con i personaggi peggiori della Prima Repubblica, a cominciare da grande amico Giulio Andreotti, per anni direttore del settimanale il Sabato.

Senza politica Cl è vuota, priva di prospettiva. E il meeting di Rimini edizione 2014 si può tranquillamente ignorare.

“E’ pur sempre un evento che raccoglie migliaia di persone, no?”, obietterebbe il ciellino senza più altri argomenti. Vero. Ma all’inizio di agosto si è tenuta la route nazionale degli Scout Agesci, un evento che ha mobilitato oltre 30 mila persone, per un anno nella preparazione e poi per una settimana di cammino e attività fino al raduno di San Rossore. I giornali se ne sono appena accorti, eppure Renzi ci è andato ben due volte.

Ecco, modesta proposta: riserviamo al meeting 2014 la stessa copertura mediatica concessa alla route degli Scout. E sarà già decisamente troppo rispetto alla sua rilevanza.