Inizierà il 15 settembre prossimo, negli Stati Uniti, il processo penale per la morte di Alice Gruppioni, l’imprenditrice bolognese di 32 anni travolta e uccisa da un’auto mentre, in viaggio di nozze con il marito, passeggiava sulla Venice Beach Boardwalk, a Los Angeles, in California. A sedere al banco degli imputati sarà Nathan Louis Campbell, l’uomo che il 3 agosto 2013 guidava la Dodge Avenger che uscì di strada, investendo a forte velocità i passanti che in quel momento si trovavano a visitare una delle aree più turistiche della città. L’incidente provocò 16 feriti e una vittima. Il processo dovrebbe proseguire per circa tre settimane, a partire dal 15 settembre, data in cui inizierà la selezione della giuria. Tra i testimoni chiamati a deporre anche il marito di Alice Gruppioni, Christian Casadei, che nello stesso incidente rimase ferito, e che secondo l’Ansa dovrebbe raggiungere l’America accompagnato dalla famiglia Gruppioni.

L’uomo alla guida dell’auto, Nathan Campbell, 39 anni, dovrà rispondere dell’accusa di omicidio. Contro di lui anche 16 capi d’accusa per assalto con un’arma mortale, e 17 capi per azioni da pirata della strada, per non aver prestato soccorso dopo l’incidente. Qualora dovesse essere riconosciuto colpevole, la pena potrebbe essere il carcere a vita. Campbell, inoltre, è accusato di negligenza e altri torti intenzionali nella causa intentata dalla famiglia Gruppioni contro la città e la contea di Los Angeles. Responsabili, secondo i genitori e il marito dell’imprenditrice bolognese, di aver causato la morte della ragazza per via delle condizioni di pericolo a cui turisti e residenti, sarebbero sottoposti sul lungomare pedonale di Venice Beach, affollato e a ridosso della strada. A formalizzare l’azione legale, presentata alla Corte superiore della città californiana lo scorso 30 luglio, Casadei e i coniugi Gruppioni, che saranno rappresentati dall’avvocato Greg Bentley di Los Angeles.

Secondo il legale, nello specifico città e contea avrebbero violato il codice 835 della California a causa della pericolosità del marciapiede e della proprietà adiacente la strada, priva, tra l’altro, di barriere e piloni adeguati a proteggere i pedoni dal traffico. Un problema noto a Los Angeles, che in passato aveva già dovuto fare i conti con incidenti simili. Come nel 2003, quando – come riporta il Los Angeles TimesGeorge Russell Weller, 86 anni, travolse con la sua Buick una barriera protettiva in legno e plastica collocata nei pressi del Santa Monica Farmer’s Market, investendo 73 persone: 10 morti e 63 feriti.

E sempre l’avvocato Bentley a gennaio aveva inoltrato una richiesta al governo della California, dopo aver condotto alcune indagini sugli incidenti e sulla sicurezza della Venice Beach Boardwalk. “La legge e le aspettative presso le agenzie governative sono chiare – spiega il legale rappresentante dei familiari di Alice Gruppioni – la città e la contea devono proteggere le migliaia di persone che da tutto il mondo vi si riversano, e devono anche proteggerle dal possibile comportamento intenzionalmente criminoso di altri. In questo caso la città e la contea di Los Angeles sapevano che più di 15 auto circolavano sul marciapiede ogni giorno, nel periodo in cui si è verificata la tragedia, cosa che è completamente inammissibile dal punto di vista della pubblica sicurezza. Quell’incidente avrebbe potuto essere evitato”.