Ieri mattina, in tre ore di discussione appassionata su soglie di sbarramento e preferenze del popolare Italicum, Silvio Berlusconi ha fornito a Matteo Renzi anche alcuni consigli sulla crisi economica. Non è chiaro se si sia trattato di un impulso di generosità del vecchio pregiudicato o se sia stato il giovane premier a chiedere lumi. Certo è che, non appena l’evasore fiscale è uscito da palazzo Chigi con i fidi costituzionalisti Letta e Verdini, l’Istat ha comunicato che l’economia italiana nel secondo trimestre 2014 è tornata al livello del 2000: 14 anni persi.
Mentre la politica è da mesi ostaggio di un’incomprensibile rissa sulla riforma del Senato, siamo tornati nel baratro della recessione (due trimestri consecutivi in calo) da cui eravamo appena usciti con il governo Letta, licenziato per scarso rendimento. Così l’Italia ha cambiato verso. Ha messo la retromarcia.

Contrariamente agli strafottenti spot del premier, l’Italia non si divide in cuor contenti e rosiconi. Questa economia che non riparte (unica in Europa) distrugge la speranza di tutte le famiglie, le più gufe e le più renziane. E solo gli stupidi vedranno nel terrificante dato Istat di ieri un’ilare occasione per farsi beffe del premier saputello. Se si riparla di Troika o purghe simili, e se ne parla, il commissariamento internazionale minaccia il futuro di tutti, non solo le ambizioni di un leader. Se l’indice di fiducia dei consumatori, tornato ai massimi dopo le promesse iniziali del governo, ha ricominciato a calare, vuol dire che è tornata la paura, il non crederci più.

L’Italia non sta serena, dunque smetta il governo di parlare d’altro. Non dobbiamo scegliere il miglior battutista del bar Italia ma creare urgentemente alcuni milioni di posti di lavoro e far ripartire i consumi. Anziché vagheggiare un decreto Sblocca Italia “impegnativo ma affascinante”, ci spieghi il premier, cifre alla mano, con quale sicurezza esclude di dover varare in autunno una nuova stangata da 20 miliardi, che significherebbe riprendersi indietro con gli interessi gli 80 euro e gli sconti Irap alle imprese.

Basta con le battute. Le riforme che all’inizio erano “una al mese” sono diventate “tutte insieme ma in mille giorni”. E nella primavera del 2017, ha detto ieri Renzi, se lo avremo lasciato lavorare in pace su mercato del lavoro, pubblica amministrazione, fisco e giustizia, “l’Italia potrà tornare a crescere”. Vasto e interessante programma. Adesso però faccia una slide con la politica economica dei prossimi mesi.

Il Fatto Quotidiano, 7 Agosto 2014