Tutto pronto per l’incontro ravvicinato di Rosetta con la cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko. Ancora poche ore e la sonda dell’Agenzia spaziale europea (Esa), dopo un inseguimento di dieci anni tra rimbalzi rocamboleschi nel Sistema solare, come su un tavolo da biliardo, e più di 6 miliardi di chilometri percorsi, entrerà nell’orbita cometaria, a una distanza di 100 chilometri. “Si tratta di un vero record – sottolinea Enrico Flamini, coordinatore scientifico dell’Agenzia spaziale italiana (Asi) -, se pensiamo che nel 1986 la sonda Giotto arrivò a 560 chilometri dalla cometa di Halley, incrociando velocemente la sua coda a oltre 20 chilometri al secondo. Rosetta, però, – aggiunge lo studioso – arriverà per restare”. 

Per festeggiare questo atteso evento, che è possibile seguire in streaming, l’Esa ha deciso di organizzare, il 6 agosto, una giornata celebrativa presso lo European space operations centre di Darmstadt, in Germania. Nelle prossime settimane la sonda si avvicinerà sempre di più alla cometa, arrivando a coprire metà dell’attuale distanza già alla fine di agosto. L’obiettivo di questo rendez-vous è disegnare una mappa dettagliata dei possibili siti di sbarco della navicella figlia Philae, che l’11 novembre sarà il primo messaggero umano a toccare il suolo di una cometa. 

La comunicazione ufficiale del punto di discesa non arriverà prima del 15 settembre. Il luogo dovrà, infatti, essere scelto con estrema cura e rispondere a specifici criteri. Sarà una gara a eliminazione, in cui verranno, ad esempio, esclusi i luoghi troppo vicini a eventuali crepacci, o a strutture instabili come grandi massi. Il sito di sbarco dovrà, inoltre, permettere un’adeguata illuminazione di Rosetta, essenziale per la ricarica della sua batteria alimentata da pannelli solari, e restare visibile alla sonda madre, che ritrasmetterà a Terra i deboli segnali ricevuti da Philae dalla superficie del corpo celeste.

“A fine agosto – spiega Flamini – ci sarà un primo meeting per l’individuazione di una rosa di cinque possibili siti, dai quali, in un secondo incontro del 13-14 settembre, saranno poi scelti i due finali. Due possibilità – sottolinea l’esperto dell’Asi, agenzia coinvolta nel team di selezione – perché è necessaria una scelta di back-up, un’alternativa d’emergenza in caso di mancata luce verde sul primo sito. In questa circostanza, però – chiarisce lo studioso italiano – occorrerà qualche settimana in più sulla tabella di marcia, per posizionare la sonda sulla nuova traiettoria di rilascio di Philae”. “Quando progettiamo di andare su Marte, ormai sappiamo quasi tutto – aggiunge su New Scientist Andrea Accomazzo, direttore di volo di Rosetta -. Della cometa, invece, non conosciamo la massa. Né il campo gravitazionale. E non sappiamo come volare intorno a questo oggetto”. 

Una delle prime cose che gli scienziati di Rosetta dovranno imparare, in vista del futuro sbarco, è la ragione della bizzarra forma bicefala della sua preda. Molto lontana dall’immaginario comune, che associa a questi fossili cosmici la rappresentazione di una pennellata di luce nel cielo notturno. Gli scienziati l’hanno già battezzata “Paperetta spaziale”. Osservando da vicino la cometa, il reporter spaziale dell’Esa dovrà aiutare gli studiosi a capire se è davvero formata da due corpi distinti che si sono fusi insieme, un cosiddetto “Oggetto binario da contatto”, secondo la definizione data dagli astronomi. Oppure se si tratta di un corpo che è stato profondamente eroso per produrre la sorprendente forma a papera che galleggia nel cosmo. “Assomiglia a una scamorza. È stata questa la mia prima impressione quando a metà luglio ho osservato le prime curiose immagini della cometa – commenta ironico Flamini -. Un aspetto che ha molto sorpreso noi scienziati. Nelle prossime ore entreremo nel vivo della missione scientifica di Rosetta – spiega lo studioso -. A breve tutti i 21 strumenti a bordo, 8 dei quali sono italiani, incominceranno a funzionare in maniera ottimale. Ci daranno un quadro più preciso dell’ambiente di polveri e gas che circonda il nucleo della cometa, del suo campo magnetico residuo, e seguiranno la formazione della coda. Grazie, ad esempio, allo spettrometro italiano Virtis, realizzato dall’Asi per l’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf) – sottolinea Flamini – è stato già possibile misurare la temperatura superficiale della cometa, pari a meno 70 gradi. Un risultato, anche questo, inaspettato, superiore di quasi 30 gradi rispetto alle nostre attese”.

Tanti i segreti custoditi da questi affascinanti relitti cosmici, che ogni tanto fanno capolino sui cieli terrestri con le loro lunghe code di luce. Al loro interno le comete celano preziose informazioni sull’origine del Sistema solare. Sulla nascita della Terra e l’acqua dei suoi oceani, secondo alcune teorie piovuta dallo spazio proprio dentro le comete. Molti gli interrogativi ancora da sciogliere. La navicella Philae a novembre inizierà a bucherellarne la superficie, per provare a dare qualche risposta. E dovrà lavorare in condizioni sempre più difficili. Infatti, man mano che la cometa, una palla di neve sporca, si avvicinerà al Sole, la sua superficie sarà sempre più instabile, come quella di un vulcano attivo, con continui e improvvisi sbuffi di polveri e gas proiettati nello spazio. “Dobbiamo lavorare alla velocità della luce”, spiega su New Scientist Holger Sierks, responsabile di Osiris, la camera principale di Rosetta che mapperà la superficie della cometa . “È la fine di un viaggio lungo dieci anni nel Sistema solare e l’inizio dell’esplorazione di un nuovo mondo”, gli fa eco Accomazzo. “Ma abbiamo molto poco tempo – conclude Sierks – tra la scoperta del un nuovo mondo e il successivo sbarco”.

Gif animata – Courtesy ESA/Rosetta/MPS for OSIRIS Team/MPS/UPD/LAM/IAA/SSO/INTA/UPM/DASP/IDA