Un’altra esecuzione shock negli Stati Uniti. Stavolta in Arizona, nel carcere di Tucson, dove il boia per portare a termine il suo compito ha dovuto iniettare per ben 15 volte il mix letale di farmaci su un uomo di nome Joseph Wood. Quest’ultimo – sottolineano i media americani – è morto dopo ben due ore di atroci sofferenze.

“Si tratta di una esecuzione senza precedenti”, denunciano i legali del condannato e le associazioni contro la pena di morte. Nessuno dei protocolli legali è stato seguito. Dopo il fallimento della prima iniezione, infatti, la mano del boia avrebbe dovuto essere fermata, la pena capitale rinviata. Invece si è infierito. E ora l’amministrazione Obama vuole vederci chiaro, vuole capire perché tanto accanimento. E il ministro della giustizia, Eric Holder, ha aperto un’inchiesta su quanto accaduto.

L’indignazione è bipartisan. “Questi sono veri e propri episodi di tortura”, ha commentato il senatore repubblicano John McCain, ex candidato presidenziale. E la mente non può che riandare a quanto accaduto lo scorso aprile in Oklahoma, quando Clayton Lockett morì dopo 43 lunghissimi minuti di agonia. Un episodio che provocò l’intervento anche del presidente Barack Obama, con la promessa di un’indagine sui metodi usati nei vari penitenziari della morte.

L’ultimo increscioso episodio di Tucson si è verificato una settimana fa. Ma solo ora sono venuti fuori i verbali di quell’orribile nottata. Nelle vene di Wood sono stati iniettati le normali dosi di sedativo e di farmaci velenosi, ma l’uomo di morire non ne voleva sapere. Era l’1,53 del mattino.

Invece di fermare la macchina della morte, è stato deciso di aumentare sempre di più la dose di veleno: altre 14 volte. Wood è stato dichiarato deceduto quando mancavano dieci minuti alle 4 del mattino. La scena – raccontano i testimoni – è stata raccapricciante, con l’uomo bloccato sul lettino che per almeno 60 volte ha tentato di liberarsi, gemendo e ansimando.

Ora le esecuzioni in Arizona sono momentaneamente state sospese, e anche il governatore ha aperto un’inchiesta. Il sospetto è che alla fine tutto finisca in un nulla di fatto, come sempre. Ma tra i democratici c’è chi chiede a gran voce un’inchiesta vera e propria sulle istituzioni carcerarie, un’indagine indipendente. Perché oramai troppo spesso si sta oltrepassando il limite della decenza e di ogni senso di umanità.