“Cangurato”, “incangurabile”, “tolga quel canguro!”, “Lei non può cangurare”, “Qui c’è un canguro, un piccolo canguro, un cangurino”. Il blob di dichiarazioni durante il dibattito del Senato è impietoso. Ma è solo il gergo che prende il sopravvento. Il canguro è, d’altra parte, la metafora scelto per rappresentare un espediente usato in Aula durante le votazioni delle leggi. Con i suoi “balzi” copre velocemente le lunghe distanze tra i vari emendamenti ai disegni di legge, anche costituzionali, come quello in discussione sulle riforme. Si tratta infatti di una prassi parlamentare, già usata in passato, che consente di votare gli emendamenti raggruppando non solo quelli uguali, ma anche quelli di contenuto analogo: una volta approvato o bocciato il primo, decadono tutti gli altri. E’ successo ieri a Palazzo Madama, dopo la bocciatura dell’emendamento sul Senato elettivo, quando l’assemblea si è ritrovata improvvisamente con 1400 emendamenti in meno sui quasi 8mila presentati, con notevole economia dei tempi. Per fare un esempio, l’emendamento di Sel bocciato per primo diceva tra le altre cose che la Camera è composta da 300 deputati, perciò è stato saltato l’emendamento successivo, che indicava però un numero di 360 deputati. 

Il meccanismo del “canguro” non è mai stato previsto dal regolamento del Senato, ma la giunta per il regolamento di Palazzo Madama lo aveva preso in prestito dal regolamento della Camera. Oggi la stessa giunta riconferma la legittimità della sua applicazione anche per le leggi costituzionali, facendo rientrare la tecnica “anti-ostruzionismo” tra i poteri del presidente del Senato. Nel frattempo, però, il regolamento della Camera è stato modificato. E oggi all’articolo 85 bis prevede espressamente che la tecnica di accorpamento delle votazioni non può essere utilizzata per i progetti di legge costituzionale. Dunque, quando il ddl di riforma del Senato arriverà a Montecitorio, il “canguro” non potrà essere applicato. 

Ma non c’è solo il canguro. Anzi. Lo scavalco, per esempio, è una tecnica di programmazione dei lavori che consente di inserire in calendario la discussione di un determinato provvedimento nel primo momento utile. La tagliola detta tempi precisi e inderogabili per discutere in Aula, mentre la ghigliottina, ancor più drastica, stabilisce la data certa entro cui vi sarà la votazione su un provvedimento, divenuta “famosa” durante l’approvazione del decreto Imu-Bankitalia seguita dai tumulti a Montecitorio ai quali hanno partecipato in gran parte i deputati del Movimento Cinque Stelle. Lo spacchettamento, infine,  consente di ritagliare parti di emendamenti da porre in votazione separatamente a scrutinio segreto o palese. Anche questa tecnica è stata utilizzata più volte in queste ore durante le votazioni sugli emendamenti, per poterli votare separatamente.