Benjamin Constant è uno dei più lucidi teorici del liberalismo. Nel suo prezioso scritto sulla Libertà degli antichi paragonata a quella dei moderni metteva in luce come greci e romani avessero a cuore la libertà politica, cioè il fatto che il popolo potesse decidere direttamente. Scrive il Constant: per la libertà antica “più l’uomo consacrava tempo e forze all’esercizio dei suoi diritti politici e più si credeva libero”. Oggi invece prevale la libertà civile e “più l’esercizio dei nostri diritti politici ci lascerà tempo per dedicarci ai nostri interessi privati, più la libertà ci diverrà preziosa”.

L’uomo antico in effetti, se benestante, aveva gli schiavi che lavoravano per lui, se povero, aveva poco da fare. Oggi i commerci, le imprese, le professioni distolgono la gran parte dell’interesse degli uomini; i lavori dipendenti impiegano gran parte delle energie del lavoratore. Constant aveva una gran fiducia nella democrazia rappresentativa: “Il sistema rappresentativo è una procura data a un certo numero di uomini da parte della massa del popolo, che vuole difesi i suoi interessi e al tempo stesso non ha il tempo per difenderli da sé”.

Il pensatore francese riteneva tuttavia che bastasse fare come il ricco signore che demanda ad un mandatario la gestione dei suoi affari: tenersi costantemente informati su come i propri affari vengono gestiti, sorvegliare e al momento opportuno revocare i poteri a coloro che ne hanno abusato. Constant temeva la sovranità della nazione che avrebbe rischiato di sacrificare le libertà individuali. I principi in cui credeva Constant presuppongono tuttavia una stampa realmente indipendente dal potere politico e soprattutto un sistema politico che non si trasformi in oligarchia.

Se purtroppo la stampa italiana non ha spesso brillato per trasparenza, il sistema che si è andato costituendo nel nostro Paese, attraverso il mix perverso di leggi elettorali costruite ad hoc, bipolarismo, pratiche clientelari e corruttive generalizzate, ha fatto sì che al popolo fosse nella sostanza preclusa la possibilità di una revoca di coloro che di quel mandato hanno abusato. Sintomatica è del resto la frase, riportata da alcuni organi di stampa, che Berlusconi avrebbe pronunciato con i suoi parlamentari ad una recente cena, per convincerli a tener fede al patto con Renzi: “Se non passa l’Italicum, con le sue liste bloccate, come vi riporto io in Parlamento?”.
Per converso la proposta di Matteo Renzi, che prevede l’eliminazione del Senato elettivo, il rafforzamento dei poteri di un premier non eletto dal popolo, l’aumento abnorme delle firme necessarie per chiedere un referendum abrogativo, rende sempre più difficili quei poteri di controllo popolare sul governo, che sono l’essenza di una democrazia, antica o moderna.

Ecco perché oggi una iniezione di democrazia diretta è fondamentale nel nostro Paese, per battere le oligarchie e per salvaguardare la libertà, collettiva e individuale.

Se vuoi approfondire questo ed altri argomenti, collegati a: www.facebook.com/groups/crescitaliberta