Nelle case e per le strade del Brasile l’urlo per la qualificazione della Selecao viene strozzato poco dopo l’orario di cena. “Neymar dovrà stare fuori dalle quattro alle sei settimane”, annuncia il medico dei verdeoro Rodrigo Lasmar. Frattura della terza vertebra lombare, il Mondiale di O Ney è finito. La schiena dell’asso brasiliano ha fatto crac a quattro minuti dal termine del match contro la Colombia. Che il contrasto con Camilo Zuniga avesse avuto conseguenze serie lo si era capito subito, appena Felipe Scolari si era presentato in conferenza stampa sillabando: “Non so se recupererà per la semifinale”. L’entrata da dietro, con il ginocchio alto, del terzino napoletano ha provocato una lesione di primo grado. E ha gettato nel dramma un intero Paese, triste e preoccupato per il ko in vista della semifinale di martedì contro la Germania.

I numeri di Neymar e la missione di Scolari – Fuori dall’ospedale Sao Carlos di Fortaleza si radunano centinaia di tifosi. Pregano e aspettano buone notizie. Ma non arrivano. Neymar non dovrà essere operato ma la lesione è comunque importante e, pur richiedendo solo terapia conservativa, la vertebra balla e impedisce qualsiasi movimento. Uno shock per la nazionale e la nazione, umanamente e in chiave sportiva. O Ney è stato finora il simbolo e il trascinatore della Selecao. La sua assenza – che si aggiunge a quella di Thiago Silva, squalificato – costringe Scolari a mescolare le carte alla ricerca di nuovi equilibri. L’attaccante è infatti primo in tutte le statistiche offensive dei verdeoro: 4 gol, 13 azioni create, 18 tiri e 241 tocchi oltre la metà campo. Numeri che non esprimono fino in fondo quanto il Brasile si sia aggrappato al suo talento cristallino in una corsa alla Coppa che fino a ieri sera era stata balbettante. E se tocca a Felipao ridisegnare la squadra che ‘deve vincere’ il Mondiale, il crac può compattare mentalmente i compagni che si sono subito stretti attorno a lui.

#ForcaNeymar in tutto il mondo – “Faremo di tutto per alzare la Coppa anche per Neymar. Ci faremo forza a vicenda in questo modo”, sono le parole al cemento di Fred. Julio Cesar, il custode dei sogni brasiliani, aggiunge dettagli alla ricostruzione psicologica dello spogliatoio: “Una tristezza enorme, ma metteremo ancora più impegno per arrivare in fondo e farlo sorridere”. La solidarietà è trasversale e corre su Twitter e Facebook. Arriva da Messi, rivale numero uno in Brasile ma compagno di squadra al Barcellona, e cinguettano anche Mario Balotelli e il tedesco Ozil. “E’ il momento di stare tutti accanto alla Selecao. Vai Brasile”, twitta il presidente Dilma Rousseff. Il social si trasforma nel pentolone dove gli ingredienti della notizia vengono mescolati fino al triste responso e l’hashtag #ForcaNeymar diventa il primo trend mondiale quando in Italia è notte fonda. Accanto all’incoraggiamento per il numero 10 del Brasile, piovono critiche per l’intervento duro di Zuniga, insultato sul suo profilo Instagram, nonostante avesse già dato la sua versione dei fatti: “Non avevo intenzione di fare male. È stata una partita dura, maschia. Stavamo giocando a mille. Nessuno potrebbe mai volontariamente sperare di rompere un avversario, siamo professionisti”.

Ronaldo ’98 e Pele ’62, stelle ko ma finali diversi – Ci sono due precedenti di gravi perdite nelle fila della Selecao durante un Mondiale. Il più recente risale a Francia ’98 quando alla vigilia della finale contro i Blues, si è sempre raccontato di Ronaldo colpito da una crisi epilettica. Scese comunque in campo, debilitato, e il Brasile si arrese ai padroni di casa. Più dolce il ko di Pelè in Cile nel 1962. Considerato insostituibile come oggi Neymar, O Rey s’infortunò contro la Cecoslovacchia, seconda partita del girone. Uno stiramento alla coscia lo tenne lontano dai campi per il resto della Coppa. Non bastò a far tremare i compagni che passarono il turno e filarono dritti verso il secondo trionfo mondiale. Prima 3-1 all’Inghilterra, poi 4-2 ai padroni di casa e un secco 3-1 contro la Cecoslovacchia in finale. Era la Selecao di Garrincha e Amarildo. Oggi al Brasile serve un’impresa.

Twitter: @AndreaTundo1

 

 

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