Il suo identikit potrebbe confondere le polizie di tutto il mondo, generando uno scambio di persona, anzi di animale. Perché la protagonista del cartone che sta incalzando Peppa Pig, in uno strano caso di concorrenza suina sulla stessa rete, è sempre femmina, maiala, e ha un fratellino che ama i dinosauri. Il suo nome però è Olivia: e a ben guardare, anche se va in onda tre volte al giorno su Rai Yoyo con due episodi consecutivi di dieci minuti – generando un certo effetto deja vu nella retina infantile e genitoriale – le differenze con la rivale Peppa sono notevoli. Anzitutto Olivia (la cui serie è basata sui libri di Ian Falconer, Olivia the Piglet) veste rosso, come rossa e bianca è la sua sigla: un’alternanza cromatica che, senza pretese ideologiche, produce un certo effetto riposo sull’occhio rispetto al mondo rosa-celeste dei “Pig” per antonomasia. Ma la vera distanza è in realtà filosofica: perché se quello di Peppa è un universo multiculturale post guerra fredda, dove convivono allegramente le più svariate specie animali, quello di Olivia è invece uno scenario premoderno, individualista-cartesiano. Qui la protagonista assoluta è lei e la sua voce onnipresente. È lei che organizza mille iniziative, è lei che coinvolge il timido amico Julian e l’amica-nemica Francine nelle sue avventure mirabolanti, è lei che in ogni episodio enuncia, talvolta leggermente minacciosa, una delle sue regole morali (“Regola n. dieci: se avete un animale che non si allontana mai da casa state attenti, prima o poi lo farà”).

A differenza della Peppa family, dove giochi e gite sono un po ’ fini a se stesse, nel classico stile edonista dei Pig, nelle decisioni di Olivia c’è sempre un risvolto etico, che rivela un certo spiccato Super io: per intenderci, si inventa un lavaggio per cani, ma solo per cercare fondi per la biblioteca rimasta senza, mentre Rebecca coniglio, Suzy pecora e Zoe Zebra con tutta probabilità si sarebbero limitate a rotolarsi tra schiuma e fango. Anche il mondo familiare di Olivia impallidisce dietro la sua giganteggiante figura: la mamma è una figura un po ’ monotona, seria, buona e forse leggermente depressa. Il padre è semi desaparecido, mentre i due fratellini, ce n’è anche uno di pochissimi mesi col ciuccio, la venerano come una dea. Forse ha ragione perché, a dirla, tutta Olivia sembra anche un po ’ megalomane: infatti, come tutti i maniacali, soffre d’insonnia, e la sera invece di dormire canta “mille ruoli interpreterò / mille oceani esplorerò / non sai quanti propositi e programmi che ho / dormire proprio non si può”. Forse per i nostri iperattivi ed esagitati bambini c’è il rischio di un effetto troppo galvanizzante. Mentre per gli spettatori maschi adulti il risultato può essere opposto: come tutte le donne forti, Olivia potrebbe risultare un po ’ castrante. A voi la scelta tra il familismo morale dell’allegra brigata Pig, che si muove compatta e un po ’ fantozziana, e la femminista, liberale, Olivia. Tra pancia e intelletto, emozioni o ragione. Senza neanche cambiare canale.

il Fatto Quotidiano, 27 giugno 2014