Riscrittura del processo civile, autoriciclaggio e norme sul falso in bilancio, la durata del processo penale, la riforma del Csm, l’allungamento della prescrizione e anche la riforma del settore più scottante dell’universo giudiziario degli ultimi anni: le intercettazioni. Su cui tutti i governi passati hanno sempre, in qualche modo, cercato di mettere un freno se non addirittura un bavaglio. La Repubblica, Il Messaggero e Il Mattino hanno anticipato alcuni temi della riforma della giustizia del ministro Andrea Orlando.  

La stretta sulle intercettazioni: ma Orfini smentisce. Il pacchetto giustizia, che verrà esaminato lunedì prossimo in Consiglio dei ministri, prevederebbe che in futuro le intercettazioni degli indagati – che nella maggior parte dei casi sono inserite nelle ordinanze di custodia cautelare – siano soltanto riassunte, evitando di fatto la riproduzione delle conversazioni che potrebbero essere messe a disposizione dei legali soltanto per l’udienza stralcio. Quindi gli avvocati potrebbero ascoltare le telefonate (cosa che per esempio avvenne per le intercettazioni dei furbetti del quartierino perché c’erano telefonate di parlamentari) e poi selezionarle. Una garanzia di privacy maggiore sicuramente (anche se anche i riassunti potranno finire sui giornali), ma con il rischio di depotenziare il diritto di difesa che non avrebbe già in ordinanza alcuni elementi dell’accusa. Senza contare i maxi processi con tanti indagati o quelli sulla criminalità organizzata o quelli stranieri. Allo stato qualche giudice già opta per il riassunto, ma le trascrizioni delle telefonate sono subito a disposizione. Ma le indiscrezioni sulle intercettazioni vengono smentite dal presidente del Pd, Matteo Orfini. In una intervista all’HuffPost ha assicurati che le intercettazioni non faranno parte della riforma della giustizia: “Ho parlato col ministro Orlando e mi ha assicurato che le intercettazioni non faranno parte della riforma della giustizia“. Non ci saranno dunque le norme su cui è già scattato l’allarme tra i magistrati. Ci sarà il falso in bilancio (“Una necessità per il paese” dice Orlano), le misure sull’autoriciclaggio e le norme sulla responsabilità civile dei magistrati: “Non certo come l’emendamento Pini”. Sul tema delle intercettazioni uno dei pochi commenti era stato quello della presidente della Commissione parlamentare Antimafia, Rosy Bindi: “Intervenire sul tema delle intercettazioni può sempre prestarsi a qualche rischio, per questo vogliamo capire bene prima di esprimerci. Per ora siamo solo agli annunci che però danno delle indicazioni – ha aggiunto Bindi a margine di un convegno a Torino – alcune più rassicuranti altre meno. Rassicuranti sono la norma sulla reintroduzione del falso in bilancio, l’aumento dei tempi di prescrizione del reato di corruzione, alcune norme che riguardano in particolare la normativa antimafia, l’aumento delle pene. Per quanto ci riguarda tutta la magistratura ci ha sempre detto che le intercettazioni sono uno strumento indispensabile e fondamentale”. 

Prescrizione, falso in bilancio, autoriciclaggio e 416 bis. Depenalizzato dal governo Berlusconi nel 2002, il reato di falso in bilancio dovrebbe rientrare nel codice con una pena fino a 5 anni; anche se ancora è stato deciso se sarà reato da procedibilità d’ufficio oppure a querela. C’è poi l’invocatissimo reato di autoriciclaggio con ipotesi di pena tra i 3 e gli 8 anni oppure fino a 6 anni. Nel dossier del governo anche l’inasprimento per le pene fino a 15 anni per il 416 bis (ovvero l’associazione a delinquere di stampo mafioso) e nuove regole sul sequestro e la confisca dei beni della criminalità organizzata. C’è l’ipotesi di intervenire sulla prescrizione (per cui se passa troppo tempo il reato commesso non può essere più punito) fissandola al primo grado di giudizio.  “

Processi troppo lunghi e lotta alla impugnabilità. Ridurre l’impugnabilità è uno degli obiettivi del pacchetto, come anche l’idea di archiviare i processi di lieve entità e quindi così ridurre drasticamente l’arretrato sia nel settore civile che in quello penale. Si discute anche sui tempi di iscrizione dei reati (obbligatoria da parte del pm quando si ha la notizia criminis) con l’idea di renderli contestabili. Per abbattere il numero di fascicolo del civile si pensa alla negoziazione assistita e al giudizio di fronte a un arbitro. E una volta che arriverà in Cassazione il procedimento sarà più snello. Tra le novità anche il tribunale della Famiglia e quelle delle Imprese. 

La responsabilità civile delle toghe e la riforma del Csm. È uno dei temi su cui pm e giudici sono più attenti: la responsabilità civile (che solo pochi giorni fa è passata alla Camera grazie a un emendamento della Lega). Il Guardasigilli esclude però una responsabilità diretta come vorrebbe il Carroccio: l’ipotesi è quella di rimodulare il filtro e aumentare l’eventuale rivalsa dello Stato sul magistrato fino al 50% invece del 30%. Un argomento delicatissimo, come quello della riforma del Csm – in via di rinnovo a luglio – per cui si studiano alcuni cambiamenti: quello del sistema di voto per scardinare il correntismo, quello della durata delle decisioni di Palazzo Marescialli e soprattutto la creazione di una sezione autonoma del Consiglio per trattare i processi ai magistrati. Che potranno in caso di condanna appellarsi a un’Alta corte la cui composizione però non è ancora chiara.