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Correva il 1966, l’anno dell’alluvione di Firenze, quando lo storico dell’arte Carlo Ludovico Ragghianti fece un appello per la costituzione di un museo Internazionale di Arte Contemporanea (Miac),che fosse in grado di riposizionare una città culturalmente moritura, se non morta tout court, che andasse oltre il “cabotaggio archeologico” del suo ingombrante e, per taluni versi, asfissiante passato, per farla finalmente divenire “centro di vita artistica contemporanea”, nel tentativo di porre Firenze al centro di una rinascita culturale degna del suo passato.

All’appello risposero circa duecento artisti riuniti nel 1967 nella mostra Gli artisti per Firenze, la quale però, nonostante la vivacità della vita culturale d’allora – dovuta alla presenza di gallerie storiche come il Fiore di Corrado Del Conte, la galleria Numero dell’artista & mecenate Fiamma Vigo, la galleria Inquadrature di Marcello Innocenti, eccetera – ma frenata dall’abituale ostracismo di un clima culturale mummificato dedito alla contemplazione del passato, non approdò praticamente a niente.

Tutto ciò fino a martedì scorso quando, a quasi cinquant’anni dal visionario appello di Ragghianti, nell’antico Spedale delle Leopoldine in piazza Santa Maria Novella dell’attuale Fi/renzi, alla presenza di Cristina Acidini soprintendente del Polo Museale Fiorentino, della giovane direttrice del neonato museo Valentina Gensini e del ritardatario sindaco Dario Nardella, si è finalmente inaugurato il Museo del ‘900, dedicato all’arte moderna e parzialmente contemporanea, visto & considerato che le pur pregevoli trecento opere esposte, sono di rado posteriori agli anni ’60, il che comunque, nel vuoto quasi pneumatico del contemporaneo fiorentino, è sempre meglio che niente.

Quel che invece è giusto sottolineare è l’inconsueta rapidità con cui questa impresa museale è stata realizzata, il che in “una città sonnolenta” – com’ebbe a de/finirla Giorgio Bocca -contrassegnata dal ritardo culturale e dalla lentezza come comun minimo denominatore, è indubbiamente un bel risultato.

E alla brava Valentina Gensini la quale, in sintonia con l’entusiasmo dei cinquemila fiorentini e turisti che hanno preso d’assalto il museo, ha affermato “così finirà il pregiudizio nei confronti degli Enti locali”, abbiamo ribattuto che magari bastasse un solo fiore all’occhiello per infiorettare tutti gli smorti altri & via discorrendo.

A cominciare e a finire con il sindaco di stretta osservanza fi/renzina Dario Nardella il quale, quando è alfin arrivato a tagliare il nastro con mezz’ora di ritardo, è stato accolto dalla folla, costretta ad attenderlo accalcata in coda e oppressa dal caldo di mezzodì, e da salve sincopate di: ‘buffone, buffone’.