Aggiornamento del 23 Giugno: “Devo ammettere che l’Avv. Scorza, per il quale nutro una incomprensibile simpatia, è veramente il maestro del verosimile e riesce a modellare la sua verità così bene da farla sembrare vera ai non addetti ai lavori o a chi non ha tempo e voglia di approfondire. Sulla ricerca commissionata da Bray avrei molto da dire ma preferisco dire solo che non ha un minimo (ma neanche un minimo!) di basi scientifiche. E sul resto stendiamo un velo… Devo infine dare atto all’Avv. Scorza di assoluta coerenza. Lui, legittimamente, sta con le multinazionali che non pagano le tasse in Italia e non creano posti di lavoro. Le donne e gli uomini della Siae, stanno dalla parte di crea, paga le tasse nel nostro Paese e dell’industria culturale nel suo complesso che dà lavoro a centinaia di migliaia di persone”.

di Gaetano Blandini, Dg Siae

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Poche settimane fa, da questo stesso blog sostenevo che il ministro Franceschini avrebbe avuto coraggio. E’ andata così: Franceschini ha fatto la cosa giusta. Certo, siamo in ritardo di quasi due anni. Siamo ancora lontani dai livelli di tariffa di altri paesi europei, ma non importa. Quel che conta è il segnale. E’ la direzione che si è scelta: Franceschini (ed evidentemente il governo) è dalla parte della cultura e della industria italiana (quella vera). Chapeau, dunque.

E chapeau anche a chi in Siae (presidente, vicepresidente, direttore generale, consiglio di gestione e di sorveglianza tutto, dirigenti, dipendenti, sindacati) ha lavorato compatto a questo risultato, basando la propria azione su un solo principio: non la perfezione, ma la serietà (certamente sì).

Lasciamo pure che signori come Elio Catania, che in passato non si sono mai preoccupati di incassare (per carità, legittimamente) faraoniche buonuscite a carico di aziende come Ferrovie dello Stato (o se preferite della collettività), si lamentino di presunte mortificazione dello sforzo che il paese deve compiere (sic!). Forse qualcuno dovrà spiegargli che è proprio l’era digitale che richiede provvedimenti del tipo di quelli adottati da Franceschini e che essi non hanno nulla a che vedere con l’agenda digitale o la diffusione della banda larga. 

Ma il punto è che questi fasulli lamenti (pieni di confusione voluta) non li sentirà più nessuno e piano piano spariranno. Ed invece entrerà nel modo di sentire di tutti il fatto che l’industria della creatività è essenziale per il nostro Paese e va tutelata.

Come dice spesso quel grande giornalista che è Giovanni Minoli, ad un certo punto la storia deve andarti incontro. Dopo lunga attesa, sono accaduti tre eventi assieme, quasi si fossero dati appuntamento lo stesso giorno (con la storia, appunto). Il primo è stato quello legato alla “scoperta” del proditorio ed arrogante sistema di censura di YouTube. Se vuoi apparire in internet devi firmare un contratto con Google, alle condizioni che vuole Google, altrimenti sei cancellato, sparisci (per sempre). Il secondo è stato il via libera dell’Ecofin a rivedere la normativa fiscale in modo che i colossi delle Over The Top (soprattutto loro) non possano continuare ad aggirare la tassazione europea rimbalzando i profitti da un paese all’altro “estraendo” dall’Europa ricchezza e basta (come un tempo si faceva con le miniere), e senza lasciare nemmeno briciole. Il terzo evento è, appunto, quello della copia privata. Finalmente rivista. Sì, la storia sta andando incontro all’industria culturale.

E c’è anche un quarto evento da non sottovalutare: Gino Paoli (come presidente della Siae) e Franceschini si sono stretti la mano sulla necessità di destinare una parte degli incassi di copia privata a favorire i giovani autori o editori. Non si tratta di fare inutile assistenzialismo, ma di garantire la possibilità che essi restino indipendenti e possano sottrarsi alla trappola mortale del neo-mecenatismo delle Over The Top. Andiamo avanti. Facciamolo. E già che ci siamo ripensiamo alla web tax. Introduciamola, e subito. Sosteniamola. Almeno una parte della ricchezza che le Over The Top estraggono dalle nostre “miniere” devono restare ed essere reinvestite nel territorio dal quale provengono. Come dimostra l’apertura data dall’Ecofin, l’Europa è pronta ad ascoltare. E quando autori ed editori di creatività si muovo compatti il loro pensiero si sente eccome.

di Luca Scordino, Consiglio di Gestione SIAE