Il vero Francis Underwood, il protagonista di House of Cards, non avrebbe mai citato come fonte di ispirazione per capire la politica una serie tv. Al massimo Sun Tzu, William Shakespeare, o meglio ancora Tucidide. Ma nella metapolitica pop di Renzi, il protagonista sollecita il filtro della fiction per raccontare il presente (la fiction deve essere credibile, la realtà può permettersi una certa assenza di logica e di verosimiglianza). Nella direzione del Pd sul risultato elettorale, il premier suggerisce di alternare gli “strumenti tradizionali di formazione politica” con “le serie tv americane, so che qualcuno si mette le mani nei capelli, ma imparare anche un racconto è importante”.

Lui non ne ha bisogno, perché la narrazione di se stesso l’ha già costruita, ma a Stefano Fassina o Gianni Cuperlo un po’ di House of Cards farebbe bene. Capirebbero meglio il renzismo studiando la lezione fondamentale del serial con Kevin Spacey: inutile farsi scrupoli in politica, l’unico risultato che si ottiene è di lasciar andare al potere chi ha meno scrupoli di te, tipo Berlusconi. E a Ignazio Marino potrebbe essere utile studiare il personaggio di Tom Kane, il sindaco che in Boss governa Chicago con sicari, sotterfugi (e con un po ’ di visioni dovute a una malattia terminale al cervello) che potrebbero offrire spunti utili al sindaco di Roma così a corto di risultati.

Renzi era troppo giovane quando West Wing raccontava di un presidente saggio alla Casa Bianca, un Bill Clinton senza sesso e con pochi scandali, e infatti quel tipo di serie può aver al massimo ispirato Walter Veltroni, troppo buonista per il renzismo. Qualcuno del giro del premier sicuramente apprezza più la politica stile 24 (uno come Francesco Nicodemo si capisce che si immedesima più in Jack Bauer che in Toby Ziegler di West Wing) – e chi non ha visto le serie in questione perdonerà il riferimento un po’ nerd.

Però Renzi deve stare attento: House of Cards è la storia di un politico ambizioso e di seconda fila che si sente tradito e poi passa le prime due stagioni a organizzare una vendetta che lo porterà al potere, distruggendo, anche fisicamente, i suoi avversari. Forse i renziani ora sono troppo impegnati per stare aggiornati con le nuove serie Usa. Ma Enrico Letta ha un sacco di tempo libero.

Il Fatto Quotidiano, 30 maggio 2014