Viaggi online sotto indagini. L‘Antritrust, infatti, ha avviato un’istruttoria nei confronti di Booking ed Expedia, i due servizi di prenotazione viaggi online. L’oggetto delle indagini sarebbe la violazione delle norme della concorrenza, che avrebbe ostacolato la possibilità per i consumatori di trovare offerte e condizioni di viaggio migliori attraverso altre agenzie di prenotazione online o attraverso i siti web degli alberghi.

La decisione dell’Autorità, presieduta da Giovanni Pitruzzella, è stata presa dopo una segnalazione fatta da Federalberghi. L’istruttoria dovrà concludersi entro il 30 luglio 2015; come si legge nella nota pubblicata, sono finite sotto indagini “le clausole previste da Booking ed Expedia che vincolano le strutture ricettive a non offrire i propri servizi alberghieri a prezzi e condizioni migliori tramite altre agenzie di prenotazione online, e in generale, tramite qualsiasi altro canale di prenotazione “.

Secondo l’Antitrust, infatti, “l’utilizzo di queste clausole da parte delle due principali piattaforme presenti sul mercato potrebbe limitare significativamente la concorrenza sia sulle commissioni richieste alle strutture ricettive che sui prezzi dei servizi alberghieri, a danno dei consumatori finali”.

La polemica era stata sollevata nel marzo scorso da Federalberghi, che aveva attaccato i due siti di prenotazione online perché impedivano alle strutture alberghiere di abbassare i prezzi a causa di una specifica clausola, la cosiddetta “parity rate”, che non permetterebbe agli hotel di pubblicizzare offerte più vantaggiose di quelle che si trovano sulle grandi piattaforme di prenotazione. Un intermediario ingombrante, come dichiarava già qualche mese fa Alessandro Nucara, direttore generale di Federalberghi, in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera: “E’ come se tra l’albergatore e il cliente si frapponga sempre il portiere e imponga ad entrambi il prezzo che vuole lui senza che le due parti possano svincolarsi”, per questo chiedeva l’annullamento delle “clausole vessatorie che i portali di prenotazione impongono agli hotel e assoggettando le imprese a un regime di commissioni sempre più gravoso”.