Il primo maggio del 1947 a Portella della Ginestra, una località ad appena 3 chilometri da Palermo, si consumò la prima strage della Italia repubblicana. La banda di Salvatore Giuliano, ispirata ed armata da latifondisti e mafiosi, fece fuoco su centinaia di persone, comprese donne bambini, che si erano riunite con il loro sindacato per festeggiare il primo maggio e rilanciare la lotta per l’occupazione delle terre incolte. Morirono 9 persone, due i bambini, decine i feriti, alcuni dei quali gravissimi. Fu la prima strage della storia della Repubblica, e anche la prima di quelle restate avvolte dai segreti, dai depistaggi, dal l’intreccio tra mafia, politica, servizi.

La responsabilità materiale era ovviamente della Banda Giuliano, ma non si volle mai andare sino in fondo nelle indagini sui mandanti e neppure prendere in considerazione le gravissima denunce di Gaspare Pisciotta, luogotenente di Giuliano, che aveva indicato nomi e cognomi dei possibili mandanti politici, in sede regionale e nazionale, a partire da quei settori della Dc che con la mafia avevano trovato le opportune forme di connivenza e di convivenza.

Pisciotta morì avvelenato in carcere dopo aver annunciato in aula l’intenzione di vuotare il sacco e consegnare un memoriale. Un’eredità che si sarebbe protratta nei decenni e che avrebbe trovato nuovi garanti e nuovi mediatori, ma su questo bastano e avanzano le motivazioni con le quali i Tribunali hanno condannato il senatore Marcello Dell’Utri, l’uomo più amato dall’ex cavaliere.

Ricordare ancora la strage di Portella non significa solo coltivare la memoria, ma anche studiare il presente e, magari andare a vedere in qualche “armadio della vergogna” se esistano ancora circolari e note riservate dei servizi, non solo italiani, dedicati a quella strage. Dal momento che i loro nomi sono letteralmente stati cancellati dalla memoria collettiva ci sembra giusto ricordarli tutti e undici:

Margherita Clesceri
Giorgio Cusenza
Giovanni Megna
Francesco Vicari
Vito Allotta
Serafino Lascari
Filippo Di Salvo
Giuseppe Di Maggio
Castrense Intravaia
Giovanni Grifò
Vincenza La Fata