Le sezioni unite penali della Cassazione hanno annullato con rinvio le condanne ai manager imputati per il rogo della ThyssenKrupp, che nel dicembre del 2007 uccise sette operai della multinazionale tedesca dell’acciaio mentre lavoravano nello stabilimento subalpino. I giudici supremi hanno confermato la responsabilità degli imputati per omicidio colposo ma hanno annullato una parte della sentenza di appello che riguarda una circostanza aggravante. Il riferimento, stando a fonti della difesa, dovrebbe essere alle aggravanti per le omesse misure di sicurezza. Ci sarà un nuovo processo d’appello a Torino per rideterminare le pene. I minuti successivi alla pronuncia della sentenza sono stati accompagnati dalle urla “vergogna, vergogna” da parte di alcuni famigliari delle vittime. Momenti di smarrimento e di concitazione subito dopo la lettura del dispositivo, che non è stato subito compreso dai presenti. “Avete scelto di non decidere in modo che questi vigliacchi non vadano in carcere”, ha gridato una parente fuori dall’aula magna del Palazzaccio. Antonio Boccuzzi, l’operaio superstite del rogo, ora parlamentare eletto nel Pd, ha commentato così: “Quella della Cassazione è una sentenza che ci delude perché non mette la parola fine dopo sei anni e mezzo di processi. Speriamo che nel nuovo processo di appello le pene vengano riconfermate. Intanto vorrei capire a fondo la sentenza e tutti aspettiamo le motivazioni della decisione”. Il procuratore generale Carlo Destro aveva chiesto la conferma delle pene inflitte in appello per omicidio colposo. Cioè dieci anni di carcere per l’ex amministratore delegato, Harald Espenhahn, e dai nove ai sette anni per i dirigenti Gerald Priegnitz e Marco Pucci, il direttore dello stabilimento Raffaele Salerno, il responsabile dell’area tecnica Daniele Moroni e il responsabile della sicurezza Cosimo Cafueri. Le pene erano state ridotte rispetto alla sentenza di primo grado, in cui Espenhahn, con una decisione senza precedenti, era stato condannato per omicidio volontario con dolo eventuale. Ora, quindi, le pene per gli imputati dovranno essere rideterminate, ma gli avvocati difensori non si sbilanciano sulla loro rideterminazione al rialzo al ribasso. Aspettano di conoscere le motivazioni della sentenza e giudicano “criptico” il dispositivo emesso stasera. “La sentenza di appello per quanto riguarda la ricostruzione dei fatti ha senz’altro retto innanzi al giudizio della Cassazione che ha respinto il ricorso della Procura di Torino”, ha detto l’avvocato Guglielmo Giordanengo, difensore di Cosimo Cafueri. “La responsabilità degli imputati resta inquadrata nella cornice definita dal giudizio di secondo grado. Tuttavia alcune valutazioni dovranno essere rifatte”.

Il rogo e le vittime – Era la notte del 6 dicembre 2007 quando l’incendio divampò sulla linea cinque dello stabilimento ThyssenKrupp di Torino travolgendo otto operai. Si salvò solo Antonio Boccuzzi. Non ce la fecero invece Giuseppe Demasi, Angelo Laurino, Roberto Scola, Rosario Rodinò, Rocco Marzo, Bruno Santino e Antonio Schiavone.

Il processo di primo grado – La sentenza di primo grado è arrivata nella tarda serata del 15 aprile 2011. Il dibattimento si era aperto il 15 gennaio del 2009, poco più di un anno dopo la tragedia. Un procedimento di quasi cento udienze che resterà nella storia del Paese per essere stato il primo processo per morti sul lavoro con richieste di pene così alte, in relazione all’eccezionalità dei reati contestati ai sei imputati chiamati a rispondere del rogo. La corte presieduta da Maria Iannibelli, aveva condannato l’amministratore delegato Harald Esphenhahn a 16 anni e mezzo di carcere per omicidio volontario con dolo eventuale. Una sentenza storica per i morti sul lavoro. I dirigenti Gerald Priegnitz, Marco Pucci, Raffaele Salerno e Cosimo Cafueri erano stati condannati a 13 anni e mezzo di carcere mentre Daniele Moroni a 10 anni e 10 mesi di reclusione. Le parti civili avevano avuto risarcimenti per un totale di circa 17 milioni di euro, di cui quasi 13 milioni ai famigliari delle vittime.

L’appello – Ma il processo di secondo grado ha ribaltato il verdetto. L’appello si è aperto il 28 novembre 2012 e il 28 febbraio 2013 la corte d’assise d’appello di Torino ha ridotto le pene ai sei imputati ed escluso il dolo riconosciuto in primo grado per l’amministratore delegato. Riformata la tesi dell’accusa del dolo eventuale, l’amministratore delegato Harald Espenhahn era stato condannato a 10 anni di carcere. Condanne ridotte anche per gli altri ex dirigenti imputati: 7 anni ai dirigenti Gerald Priegnitz e Marco Pucci, 8 anni e mezzo per il direttore dello stabilimento, Raffaele Salerno e 8 anni per Cosimo Cafueri, responsabile della sicurezza. Infine a Daniele Moroni la corte d’assise d’appello presieduta dal giudice Giangiacomo Sandrelli aveva inflitto una condanna a 9 anni. A luglio poi Guariniello, insieme ai pm Laura Longo e Francesca Traverso e al pg Ennio Tomaselli, ha presentato ricorso in Cassazione contro la sentenza d’appello, come hanno fatto anche, con altre motivazioni, le difese degli imputati.