Malpensa al centro di una nuova causa tra Italia e Commissione Europea. Non bastava la grana dell’accordo appeso a un filo Alitalia-Etihad che sembra tenere ostaggio il destino dell’aeroporto varesino. E neppure l’inchiesta per turbativa d’asta sull’acquisto delle quote Sea ormai a un passo dalla chiusura. Un’altra stoccata pesante al gestore aeroportuale arriva dall’Europa e per una vicenda – che il Fatto Quotidiano ha raccontato e documentato ormai due anni fa – relativa al “disastro ecologico provocato dal sorvolo degli aeromobili in decollo nell’area protetta dall’aeroporto sul Parco naturale della Valle del Ticino”. Ebbene la Commissione Europea ha inviato alle autorità italiane un parere motivato con cui concede due mesi di tempo per fornire un’adeguata risposta alla Commissione stessa, pena un possibile procedimento presso la Corte Europea di Giustizia. Si riapre così il caso che da oltre 10 anni vede l’aeroporto al centro di una vicenda di degrado ambientale il cui prezzo più pesante è stato fino ad ora pagato da 100mila alberi.

L’atto di Bruxelles, per altro, segue di pochi giorni la sentenza della Corte di Giustizia del Lussemburgo che ha sancito il principio per il quale la pubblica amministrazione ha il dovere di ascoltare le istanze di un privato cittadino proprietario di un’area di pregio ambientale quando provi con evidenze inconfutabili lo stato di degrado dell’area e quindi il venir meno delle sue caratteristiche di area protetta.

Al centro della vicenda l’area denominata Brughiera del Dosso, 200 ettari di proprietà dell’imprenditore milanese Umberto Quintavalle situati all’interno del Parco del Ticino. Dal 1999 inizia una moria di piante che raggiunge ben presto le 100mila unità. Le perizie e le analisi dimostrano subito come responsabili del disastro siano gli scarichi dei velivoli in partenza e arrivo da Malpensa, tanto che nelle due istanze di giudizio della causa intentata dal dottor Quintavalle contro la SEA (proprietaria di Malpensa) e il Ministero dei Trasporti, i giudici del Tribunale di Milano li condannano in solido prima a circa 5 milioni di risarcimento danni che diventano poi in Appello circa 8.

Ora, a poche settimane dalla possibile sentenza della Corte di Cassazione sul giudizio di secondo grado, ecco arrivare il documento della Comunità Europea alle autorità italiane, che segue la messa in mora dello Stato italiano da parte della stessa Commissione datata 2 luglio 2012: ”…per non aver adottato le opportune misure per evitare il degrado e per la conservazione di un territorio compreso nel Parco del Ticino, sito d’interesse comunitario (SIC)”.

Un parere motivato che ha il sapore di ultima chiamata, in cui si sottolinea chiaramente come – nonostante la messa in mora del 2012 – nessun progetto e nessuna adeguata iniziativa per proteggere la zona siano stati adottati dalla Regione Lombardia e dal Ministero dell’Ambiente. Non solo: nel documento la Commissione Europea si dice “non convinta” del fatto che le misure proposte dalle autorità italiane vadano nella giusta direzione per ridurre l’impatto ambientale dell’aeroporto di Malpensa. Da qui l’ultimatum di due mesi per fornire segnali concreti prima di portare con ogni probabilità la vicenda davanti alla Corte Europea di Giustizia del Lussemburgo.

Si dice “lieto” per l’iniziativa della Commissione Europea il proprietario Quintavalle “perché premia uno sforzo di oltre 15 anni fatto in totale solitudine contro Enti ed Istituzioni che avrebbero dovuto – prima ancora del sottoscritto – avere a cuore la sopravvivenza di un’area straordinaria dal punto di vista ambientale come quella del Parco del Ticino”. A spiegare la portata della notizia e gli effetti che potrebbe avere è l’avvocato Elisabetta Cicigoi, il legale che ha redatto e curato la procedura di reclamo alla Commissione che ora viaggia veloce verso l’apertura della procedura d’infrazione. “Intanto va chiarito che non si tratta degli interessi di un privato, perché l’area che ha subito il degrado si estende per 200 ettari all’interno del Sito di interesse comunitario Brughiera del dosso che è pari a 400 ettari. Quindi è una vicenda che ha un evidente interesse pubblico”. Potrebbe avere anche effetto sul fantomatico piano di espansione dell’aeroporto, con Terza Pista e Polo Logistico? “Quanto è appena accaduto dimostra che l’opera di pianificazione dovrà necessariamente passare attraverso un’area più vasta. Non si può pensare di procedere come si è fatto finora, con il piano d’area scaduto, la procedura di valutazione di impatto ambientale sull’ampliamento ancora in corso e una quantità spropositata di atti pianificatori che si sono stratificati nel tempo. Solo la Brughiera del Dosso è stata assoggettata negli anni a ben 22 atti di pianificazione settoriale: il Piano del Parco vecchio del 2000 e non aggiornato, quello forestale, quello provinciale e via dicendo. Perché alla fine accade quello che l’Europa ci chiede di non fare: tra tanti atti pianificatori, alla fine, nessuno di questi ha impedito di evitare che si consumasse un disastro ecologico”.