Era nell’aria da ore, anzi da giorni. Alla fine l’avvocato Antonio Fiumefreddo ha dovuto dimettersi dalla nuova giunta varata due settimane fa da Rosario Crocetta, dove non si era ancora insediato al vertice dell’assessorato ai Beni Culturali. Troppo ingombrante il passato da assessore comunale a Catania quando Umberto Scapagnini, il medico personale di Silvio Berlusconi, era sindaco. Troppo recenti i trascorsi dell’avvocato etneo alla corte di Raffaele Lombardo, l’ex governatore oggi condannato a sei anni e otto mesi per concorso esterno a Cosa Nostra. Un sodalizio robusto dato che nel 2008 Fiumefreddo aveva addirittura partecipato alla trasmissione Exit, su La7, in rappresentanza dell’ex governatore, assente alla diretta televisiva.

Con Crocetta però il leit motiv di governo è cambiato. E Fiumefreddo, indicato in giunta dal gruppo parlamentare dei Democratici e Riformisti (che fa campo all’ex ministro Salvatore Cardinale), motiva le sue dimissioni con “la violenza degli attacchi subiti in questi giorni, con il ricorso spregiudicato alla calunnia in un crescendo irrefrenabile di aggressioni, non mi stupisce giacché so bene che combattere Cosa Nostra se mette a repentaglio la nostra vita”. Ciò che ha preso vita sull’isola negli ultimi giorni è degno di una cronaca dell’assurdo. Fiumefreddo, in passato avvocato del boss mafioso Pippo Ercolano, appena nominato assessore si era scagliato contro i giornalisti Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza, che sull’edizione cartacea del Fatto Quotidiano avevano raccontato i trascorsi del penalista al vertice del teatro Bellini di Catania, dove alla fine i debiti fuori bilancio avevano raggiunto quota 3,2 milioni di euro. “Portavoce della borghesia mafiosa” li aveva definiti Fiumefreddo in un’intervista a Sud Press, un quotidiano on line che ha contribuito a fondare e che negli ultimi giorni è stato molto attivo in una campagna in difesa dell’avvocato, attaccando chiunque osasse sollevare critiche sul nuovo governo varato da Crocetta.

Tra i debiti fuori bilancio del teatro Bellini però c’è anche una fattura, pubblicata dall’edizione locale di Repubblica, che certifica la liquidazione di 3.900 euro per trasporto di materiale scenico alla Geotrans, società sequestrata meno di un mese fa dalla Dia di Catania perché riconducibile al boss Pippo Ercolano, già assistito dall’avvocato etneo. Che oggi ha dovuto gettare la spugna. Fiumefreddo ha affidato le sue dimissioni a una lettera inviata a Crocetta, in cui paragona la sua situazione direttamente a quella di Gesù Cristo. “A questa consapevolezza si aggiunge la mia Fede, che è il Credo in Gesù, figlio di Dio nato dalla Vergine, crocifisso morto e resuscitato, cosicché l’indicibile dolore provocatomi in questi giorni è piccola croce rispetto a quella imposta al Cristo, ma completa, umilmente, quelle sofferenze sante mentre sono già beati quanti sono perseguitati a causa della fede, e quanti perseguono la giustizia. Che tutto ciò, poi, avvenga nella settimana della Passione, è un privilegio di cui non sono degno” scrive l’avvocato, nella missiva spedita al governatore.

“Ho sofferto insieme a te in questi giorni, con la consapevolezza di vivere il dolore espiatore e catartico della settimana santa. La sofferenza ci purifica e ci rafforza” è invece la risposta di Crocetta, in uno scambio epistolare a mezzo stampa che supera di gran lunga ogni più fervida immaginazione. Per la verità, il governatore aveva già scaricato Fiumefreddo un giorno fa. “È intelligente, saprà cosa fare” era stata la sintesi del presidente. Che infatti ha già nominato il nuovo assessore ai beni culturali: è Giusy Furnari, docente di storia della filosofia all’università di Messina. Una mossa che fa gioco al governatore per due motivi: il siluramento di Fiumefreddo infatti era stato richiesto a gran voce dal segretario del Pd Fausto Raciti, mentre alcuni pezzi della maggioranza di governo chiedevano da tempo un assessore proveniente dal peloritano. Le dimissioni di Fiumefreddo, quindi, sono comunque un piccolo sollievo per la traballante maggioranza di Crocetta. Che al netto di ogni passione di Cristo, tenta di risorgere proprio mentre in molti lo davano già per finito.

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