Cominciano i risvolti giudiziari della vicenda dello scambio di embrioni all’ospedale Pertini di Roma. Una delle coppie sottoposte al trattamento di fecondazione assistita al Pertini di Roma il 4 dicembre scorso ha presentato denuncia alla Procura di Roma. Si tratta della coppia il cui esito del trattamento fu negativo e che potrebbe essere coinvolta nell’errore che avrebbe portato a impiantare nell’utero di una donna gli embrioni di un’altra coppia e che adesso aspetta due gemelli. 

Le coppie saranno sottoposte a nuovi test anche perché tra le ipotesi c’è anche lo scambio di referti oppure l’errore avvenuto per una omonimia. La procura di Roma dunque ora dovrà indagare sul caso. Con l’assistenza dell’avvocato Pietro Nicotera, la coppia si è rivolta all’autorità giudiziaria per sollecitare “i provvedimenti necessari – è scritto nell’esposto – e per acquisire le documentazioni cliniche attestanti quanto avvenuto nonché, ove sussistano ipotesi di reato, che si proceda nei termini di legge nei confronti di chiunque verrà ritenuto responsabile dei fatti”.

La coppia chiede che vengano effettuati tutti gli accertamenti del caso “onde evitare che possano rimanere dubbi lancinanti per tutta la vita su quello che è potuto accadere”. Il 4 dicembre nel reparto di infertilità e fisiopatologia della riproduzione del nosocomio romano furono quattro le donne a sottoporsi all’impianto. Nella coppia che ha presentato la denuncia il transfert non andò bene. Potrebbero essere proprio loro quelli coinvolti nello scambio di provette che vede protagonista un’altra coppia che ha scoperto che i gemelli che ora attendono hanno un patrimonio genetico che differisce dal loro.

L’altra coppia, difesa dall’avvocato Michele Ambrosini, almeno fino a ieri non sembrava intenzionata a rivolgersi alla magistratura. Rimanendo, come del resto tutti gli attori della vicenda, in attesa dei risultati dei test genetici decisi dalla commissione regionale d’inchiesta in accordo con la Asl Roma B e il loro legale. I risultati potrebbero arrivare già nei prossimi giorni.

Intanto il ministero della Salute, “visto il ritardo nell’autorizzazione dei centri Procreazione medicalmente assistita”, ha reso noto che chiederà alla Regione Lazio di accelerare le procedure di accreditamento e certificazione per applicare in tutti i Centri gli standard nazionali, e “con la stessa attenzione e rigore attueremo la sentenza che ha introdotto l’eterologa, che ha bisogno di regole e procedure certe”. “Abbiamo recuperato il ritardo” con un decreto del governatore Nicola Zingaretti dello scorso giugno, la replica della Regione, “e attualmente si sta procedendo, con il massimo impegno e la cautela dovute, a completare le procedure di accreditamento delle strutture”.