A suo modo, storica lo è per davvero, la proposta di legge di un salario minimo orario di 8,50 euro a partire dal 2015, messa a punto oggi dal consiglio di gabinetto del governo tedesco. Ora il disegno passerà all’esame del Bundestag e, se tutto va come previsto, la legge dovrebbe essere approvata dal parlamento ai primi di luglio. A quel punto dovrà riscuotere l’approvazione del Bundesrat, la camera delle regioni. Secondo stime dell’istituto di ricerca Diw, sono circa 4,5 milioni i lavoratori tedeschi che ne beneficeranno.

Erano anni che in Germania non si vedeva una misura di stampo socialdemocratico come questa, perlomeno dai tempi dell’impopolare riforma del mercato del lavoro Hartz IV, voluta paradossalmente proprio da un cancelliere socialdemocratico, Gerhard Schroeder. Per tutta la lunga era Merkel il Paese ha conosciuto una crescita dell’occupazione senza pari in tutta Europa. Ma è anche aumentata la precarietà del lavoro a causa della diffusione di contratti flessibili di vario tipo, dal part-time all’impiego stagionale fino ai mini-Job a 480 euro mensili. Il mercato del lavoro in Germania è oggi diviso in due: da un lato, i settori dell’occupazione con maggiori tutele e retribuzioni minime garantite; dall’altro, fasce di lavori sottopagati. Secondo uno studio, nel 2012 6,6 milioni di occupati hanno lavorato per una retribuzione oraria inferiore a otto euro e cinquanta centesimi. Di questi, un milione e settecentomila persone lavorerebbe addirittura per meno di cinque euro l’ora. I Länder dell’Est sarebbero messi peggio degli altri.

Già nella fase delle trattative per la grande coalizione la Spd aveva premuto per inserire il salario minimo nel programma di governo. I socialdemocratici hanno puntato su di esso per risalire nei consensi del proprio elettorato. Le critiche dall’opposizione, però, non mancano. Il salario minimo, per come entrerà in vigore, risulta parecchio annacquato rispetto alla proposta sbandierata dalla Spd in campagna elettorale. Quella che nei piani della ministra socialdemocratica del lavoro Andrea Nahles doveva essere una misura universalistica, estesa a tutti i lavoratori, tranne alcune eccezioni, è diventata nei fatti una legge valida solo per alcuni settori e non per altri. Tanto per cominciare, saranno esclusi dal salario minimo i disoccupati di lungo periodo. Per loro, almeno per i primi sei mesi di un nuovo impiego, la legge non vale e la retribuzione potrà essere inferiore agli 8,50 euro previsti negli altri casi. Non è un’eccezione di poco conto. In Germania, i disoccupati di lungo corso sono all’incirca un milione e si prevede che 180 mila fra loro potrebbero rientrare a queste condizioni nel mercato del lavoro. A questi si aggiungono le altre categorie escluse dal disegno di legge, praticanti, lavoratori stagionali e i giovani non ancora diciottenni senza un apprendistato compiuto.

La Linke, unica forza all’opposizione in parlamento assieme ai Verdi, rivendica a sé il merito di aver introdotto per prima il tema del salario minimo nel dibattito politico, ma contesta la proposta del governo. “Troppe eccezioni” perché si possa parlare di salario minimo per tutti e, soprattutto, ci sarebbe il rischio concreto di una spaccatura tra lavoratori tutelati e una riserva di manodopera a basso costo e zero tutele – il che finirebbe per vanificare gli effetti della legge. Sull’altro versante, invece, la confindustria tedesca avrebbe voluto introdurre il salario minimo solo per i lavoratori a partire dai 25 anni in su.

La vicenda è stata accompagnata finora da un grande dibattito e c’è da prevedere che non finirà qui. Gli imprenditori e la Cdu hanno sempre sostenuto che il salario minimo farebbe perdere competitività alle imprese tedesche finendo per azzerare i margini di guadagno in caso di assunzione e distruggere posti di lavoro. Più soft e pragmatico, invece, l’atteggiamento di Angela Merkel. La cancelliera si è sempre dichiarata contraria, ma non ha mai negato la disponibilità a introdurre un salario minimo solo in alcuni settori e previa concertazione. I sostenitori del salario minimo unico per tutti, invece, fanno appello ai benefici sulla domanda interna e sui consumi. Last but not least, il leader della Spd Sigmar Gabriel e compagni si aspettano un aumento della base contributiva in virtù di retribuzioni più alte. E qualche euro in più nelle casse dello Stato.