Credo di avere capito e voglio condividere con voi questa rivelazione. Renzi, che riesce anche quando non riesce, e aumenta nel gradimento anche dopo i colpi a vuoto, è al centro dell’attenzione benevola della maggioranza dei cittadini non perché è giovane, e neppure perché è così diverso da tutti gli altri, come si usa dire. Il fatto che conta, e che lo sostiene come un atleta portato a spalle, è che Renzi non è mai stato eletto.

Non so se vi rendete conto di quanto valga questa carta in tempi di furiosa anti-politica. Renzi non è la casta. Poiché non ha mai fatto campagna elettorale (tranne che nella sua città e nei percorsi interni delle “primarie”), non si può tentare di tenerlo in quel perenne stato di punizione che spetta ai politici veri eletti, non gli si può gridare “da che pulpito!”. E non gli si possono rimproverare cose mai accadute. Direte che ha promesso molto e ha ottenuto solo risultati modesti o vittorie apparenti. Non è il punto. 

Il punto è che Matteo Renzi è entrato direttamente nella stanza dei bottoni (niente prescrive o prevede che uno passi di lì e vi entri perché è uno bravo o si presume che sia bravo) e vi resta non solo incontrastato ma abbastanza apprezzato. La ragione è che non è mai stato eletto. Lo so che mi sto ripetendo, ma non mi pare vero di avere individuato la ragione che, con un po’ di fortuna e di faccia tosta (che non gli manca), lo salverà a lungo dal crollo dei controsoffitti politici che colpiscono così presto quasi tutti i regolari della politica.

Direte che altri, prima di lui, avevano governato senza essere stati eletti. Vero, ma erano bene in vista due condizioni: una situazione di emergenza; e una lista di poche, essenziali cose da fare, subito. Qui, invece, parliamo di una intera legislatura, dell’abbattimento del Senato e delle Province e di tutte (tutte) le altre riforme.

I suoi modi simpatici e disinvolti devono avere fatto presa anche sul capo dello Stato, che aveva previsto una situazione eccezionale breve, e si trova di fronte a una situazione eccezionale lunghissima. Ma forse anche lui aveva visto che Renzi ha un lasciapassare prezioso: può dimostrare di non essere stato votato. Non è l’on. Renzi o il senatore Renzi. È il dottor Renzi.

Fa una differenza grandissima, e Renzi in persona è ben cosciente di questo privilegio che a tutti gli altri non sembra bello ricordare (infatti non se ne parla mai). Renzi ne è cosciente al punto da esprimersi con la libera spregiudicatezza di chi sta fuori dal gioco, mentre sta dentro e al centro. Tipica è la frase con cui liquida il dissenso della leader di Cgil e del presidente di Confindustria: “Vuol dire che ce ne faremo una ragione”.

Vi immaginate se un regolare politico eletto si abbandonasse a tanto giovanile sarcasmo? Per capire è bene non illudersi che l’ondata fortissima di avversione alla politica prima o poi si esaurisce. Occorre un forte choc perché questo accada. Al momento non sembra né imminente né probabile. Cose enormi e non cancellabili (certo non adesso) hanno segnato e sfregiato la politica. E il colpo di grazia è avvenuto nello stabilire che “sono tutti uguali”, legittimo grido di esasperazione, ma anche salda barriera di protezione per i peggiori, che possono continuare (e continuano, salvo occasionale detenzione) nei propri affari poltico-privati proprio perché protetti dal discredito che ha colpito tutti. Tutti ma non gli estranei al sistema. Chi è più contrario al sistema di uno che non è mai stato eletto, ma è incaricato di portare a termine una lunga e operosa legislatura, mettendo al lavoro, con giovanile impeto, gli eletti sia d’accordo che non d’accordo? Persino nel suo partito, nessuno obietta. Se lo facesse avrebbe tutti contro, dentro e fuori dalla politica.

Renzi, il capo non eletto di tutto, lo sa benissimo. 

Una lucidissima controprova ci viene offerta da Grillo. Non appena i suoi liberi, nuovi, rispettabili e rispettati cittadini che si sono offerti per la candidatura a Cinque Stelle sono stati eletti, è come se fossero andati in convento. Devono tacere, obbedire e togliersi dalla testa di decidere. Decide il capo (non eletto) che sta battendosi per togliere dalla Costituzione la frase “senza vincolo di mandato”, e imporre una multa all’eletto che si ribella al capo non eletto.

Dunque in Parlamento (ci stanno dicendo anche i nuovi arrivati) non conta la coscienza. Conta l’obbedienza. E dunque il “vincolo di mandato” deve diventare un cappio. Se ti muovi per conto tuo, io stringo.

Renzi ha notato, con l’attenzione vorace di chi impara subito. Primo, forma un governo modesto (tanto il governo è lui, Renzi), con persone giovani, persino più giovani di lui, così è sicuro che non sdottorino con pretese di competenza e noiose storie di esperienza.

Secondo, si accerta che non sappiano la materia, in modo da evitare che pretendano di insegnartela. Terzo, fa pesare il fatto che ogni decisione grande o piccola, tocca a lui, non tanto e non solo perché lui è il capo, ma perché lui è esente. Nessuno lo ha eletto, e perciò è esente dalla squalifica che marchia i politici. Per ora funziona. Certo, non conosciamo ancora le conseguenze.

Il Fatto Quotidiano, 30 Marzo 2014