Tiziana, Anna, Monica e le altre ragazze del mucchio. Sono solo alcune delle 12 ‘Ragazze del porno – Mara Chiaretti, Tiziana Lo Porto, Anna Negri, Regina Orioli, Titta Cosetta Raccagni, Lidia Ravviso, Emanuela Rossi, Slavina, Monica Stambrini, Roberta Torre, Erika Z. Galli e Martina Ruggeri – che da luglio 2014 inizieranno a girare dieci cortometraggi pornoerotici per farne poi un film, da proiettare possibilmente in una sala cinematografica italiana. L’idea l’ha avuta la giornalista e scrittrice Tiziana Lo Porto qualche anno fa proprio mentre stava scrivendo un articolo suiDirty diaries, diretti dalla svedese Mia Engberg e colleghe, una serie di cortometraggi porno con il finanziamento, addirittura, del governo di Svezia.

PROMO RDP nor+sub from le ragazze del porno on Vimeo.

“Pornografia, ma al femminile – spiega Lo Porto a ilfattoquotidiano.it – mentre preparavo l’articolo ho cercato esempi analoghi in altre parti d’Europa e ne ho trovati in Francia (X-Femmes, prodotto da Canal Plus e visti a Cannes), in Spagna, ma non in Italia”. Parliamo di post pornografia femminista, proposta politica ancor prima che estetica: “Abbiamo contattato parecchie registe, anche Lina Wertmuller, ma molte hanno declinato l’invito”, aggiunge Monica Stambrini, la prima regista ad aver accolto la proposta. “Chi ha detto ‘no’ era distante dall’idea del progetto, forse la parola ‘porno’ ancora spaventa. Noi facciamo del porno, ma stiamo facendo cinema e quindi arte”. “L’erotismo è buono e ne abbiamo bisogno”, diceva la regista Mia Engberg. E’ su questa necessità di sdoganamento del porno e di una sua rappresentazione ‘positiva’ che puntano le artiste coinvolte: “Perché il rapporto sessuale deve avere una rappresentazione visiva e cinematografica negativa? – continua Stambrini – perché la sessualità deve significare solo degradazione e volgarità? Vogliamo rivoluzionare la visione della pornografia e lo facciamo invitando in una sala cinematografica gli spettatori che stanno davanti al pc. Ricordo ancora che al Festival di Roma nel 2012 quando venne proiettato ‘E la chiamano estate’ di Paolo Franchi in sala durante le scene di sesso esplicito si sentivano continue risatine. La rappresentazione della sessualità in una sala buia desta ancora oggi grande imbarazzo”.

Al superamento di un tabù generale, si aggiunge la proposta specifica alternativa di una pornografia finalmente al femminile. “La norma nel porno è stata quella di colonizzare il modo di fare sesso –  precisa Lo Porto – degradare le donne, rappresentare soltanto il particolare dei genitali. Noi vogliamo proporre un’altra visione. La nostra è una missione educativa”. L’obiettivo è quello di ‘creare la scena’, rimodellandola sull’esempio della Zoetropa di Lars Von Trier che nel 1992 fu pioniere nel produrre film porno girati da donne e destinati a un pubblico femminile con esempi come “Constance” di Knud Vesterskov o “Pink Prison” di Lisbeth Lynghøft, e allo stesso tempo puntare su una graziosa riproduzione della locandina a cellette con i mezzi busti delle Ragazze del Porno modello Nymphomaniac. “Il porno non è nato subito al maschile – aggiunge Stambrini – Un film come “Gola profonda” è ancora oggi rivoluzionario visto che tante donne non sanno nemmeno cos’è il clitoride. La vera involuzione di genere, tutta al maschile è avvenuta negli anni ’80. Oggi, invece, in quel gran calderone del web puoi continuamente scoprire gemme di creatività che non t’aspetti come Beautiful agony, carrellate di primi piani sui visi mentre provano un orgasmo”.

In scena ci saranno sia attori professionisti che non professionisti, mentre il budget varierà a seconda dei corti dai 5mila ai 10mila euro. Prima di ogni altra cosa però, partirà subito il crowfunding online per girare i primi tre segmenti del progetto: Seratina di Anna Negri, Queen kong di Monica Stambrini e Mani di velluto di Regina Orioli. Per consentire il finanziamento iniziale verranno messe in vendita una serie di opere donate da amici artisti e fotografi, grazie ad Art for Porn, la mostra ospitata allo Studio Delogu di Roma a partire dal 28 marzo 2014. “E’ un work in progress che speriamo ci permetta di lavorare non solo con modelli produttivi low budget – chiosa Anna Negri – Certo, dal basso era l’unico modo per iniziare. La difficoltà di trovare produttori e distributori è evidente, oltretutto in un momento di crisi per tutto il cinema italiano. Se però singoli proprietari di sale cinematografiche vogliono fare proiezioni ad hoc per i cortometraggi che via via produrremo, e successivamente per il film che realizzeremo, sanno da oggi dove trovarci”. Con buona pace di divieti e censure ‘all’italiana’.