Troppo facile far passare tutto come una rivoluzione quando c’è un Paese allo stremo e la gente che accetta tutto pur di smuovere la situazione asfittica dell’economia. Romano Prodi legge così dalla sua Bologna la ‘svolta buona’ di Matteo Renzi. “C’è un’atmosfera di attesa, con presupposti positivi, ben diversa da quella che c’era nel passato”, ha spiegato l’ex premier. “Quando il mio governo adottò la misura del cuneo fiscale di 7 miliardi e mezzo di euro, che non è molto distante dalle norme annunciate dal governo Renzi, il giorno dopo ci hanno sputato sopra. È stata un’esperienza scioccante”. A lui e ai suoi ministri – è il senso del discorso del professore in occasione della presentazione bolognese del libro di Alan Friedman ‘Ammazziamo il Gattopardo’ – l’opinione pubblica e le parti sociali non fecero passare nulla. Col suo secondo governo, condannato da una maggioranza risicata al Senato e con una situazione economica non da ultima spiaggia, far passare le riforme o fare apprezzare il calo del debito pubblico (“Lo abbassammo al 104% col mio governo, oggi è oltre il 130%”, non smette di ribadire il Professore ), tutti alzarono le barricate.

Ma oltre l’amara constatazione che l’Italia è un Paese che si sveglia solo “un minuto prima di mezzanotte”, con l’acqua alla gola, Secondo Prodi, Renzi ha una chance enorme: “C’è il senso che il Paese sia all’ultima spiaggia e che una soluzione vada maturata in fretta. C’è una grandissima attesa, bisogna agire anche rischiando. C’è un presupposto positivo – ha concluso l’ex premier – le parti sociali sembrano più disposte ad accettare rischi, la Confindustria è più disposta a dialogare, il sindacato è più disponibile. Perfino il rigore tedesco oggi è più isolato di allora”. Poi il cattolico ‘di sinistra’ Prodi la butta lì: “Abbiamo una Chiesa molto diversa rispetto agli anni del mio ultimo governo”. E la memoria va alle crociate della Chiesa contro i Dico pensati dal suo governo, al Family day. Tutte cose che finirono per logorare ancora di più quell’esecutivo così debole. Oggi no: oggi Matteo Renzi al di là del Tevere ha papa Francesco. Troppo facile così, sembra dire. 

Tuttavia, è il ragionamento di Prodi, anche Renzi non ha poi tutto questo tempo: le elezioni europee sono alle porte. “Ci andiamo ancora con la mentalità che siano decisive per la situazione interna. Saranno un banco di prova pro o contro Renzi. Il giorno dopo la chiusura delle urne i parlamentari capiranno come dovranno comportarsi con il suo esecutivo”. Per Prodi infatti il nuovo presidente del Consiglio “sta facendo una scommessa molto alta, quindi ha necessità di fare in fretta, per incontrare le aspettative. La difficoltà è che Renzi sa che se non cambia le cose subito, viene corroso, e allora non avrà più tempo”.

Poi, di fronte a centinaia di persone accorse a sentirlo, il premier racconta ancora la vicenda della sua ‘non-elezione’ al Quirinale. “A farmi male non furono i 101 che in segreto non mi votarono. Io quella mattina dopo che mi chiamò al telefono Pierluigi Bersani per dirmi della decisione unanime nel Partito democratico sul mio nome, capì che invece non sarebbe passato. Telefonai dall’Africa e dissi a mia moglie che non sarebbe successo nulla quel pomeriggio. Quello che mi fece male davvero accadde qualche giorno prima. Berlusconi disse che come Capo dello Stato loro avrebbero accettato qualunque nome del Partito democratico, tranne il mio. Ecco, nessuno si ribellò a queste parole. Quello mi ferì”.