Quattro passeggeri sospetti, due passaporti rubati. Prende piede l’ipotesi terrorismo per giustificare la scomparsa del volo MH370 della Malaysia Airlines, scomparso ieri dai radar mentre sorvolava il mare tra la Malaysia ed il Vietnam. Ad ammettere l’ipotesi è stato il ministro malaysiano dei Trasporti Seri Hishammuddin che ha spiegato come le autorità di Kuala Lumpur stiano indagando sulla pista del terrorismo in collaborazione con l’Fbi.  

“Ho tutti i quattro nomi, che sono stati dati alle nostre agenzie di intelligence. Stiamo valutando tutte le possibilità”, ha dichiarato il ministro. La rivelazione aggiunge incertezza su quanto sia accaduto al volo MH370 partito da Kuala Lumpur verso Pechino. 

Tutti e quattro i biglietti sospetti sono stati acquistati tramite la China Southern Airlines. All’italiano Luigi Maraldi e all’austriaco Christan Kozel, entrambi nella lista dei passeggeri ma non presenti sul volo, il passaporto era stato rubato in Thailandia negli ultimi due anni. Sarebbe proprio sfruttando le identità dei due europei che i potenziali terroristi sarebbero saliti a bordo. Ad aggiungere dettagli, poi, la ricostruzione del Guardian. Secondo il quotidiano inglese, i due passeggeri imbarcatisi con passaporti rubati erano in possesso di biglietti con numerazione consecutiva che avevano acquistato il 6 marzo, il giorno precedente alla partenza da Kuala Lampur diretti a Pechino. A quanto emerge inoltre, giunti a Pechino i due avrebbero dovuto sostare per dieci ore prima di imbarcarsi su un volo per Amsterdam. Dalla capitale olandese avrebbero poi proseguito uno per Francoforte e l’altro per Copenaghen.

Il Wall Street Journal riporta intanto che il Vietnam ha annunciato di avere trovato frammenti che potrebbero appartenere all’aereo di linea scomparso. Le autorità locali hanno postato una foto con un frammento che galleggia, sul loro sito ufficiale, spiegando che è stato trovato nelle acque a sud del Vietnam (80 chilometri a sud dell’isola di Thgo Chu). I resti rinvenuti sarebbero un portellone interno in materiale composito e un pezzo della coda dell’aereo, secondo il ministero dell’informazione e della comunicazione vietnamita.

Mentre, nella ricostruzione degli avvenimenti, prende piede l’ipotesi che il Boeing 777 abbia provato anche una inversione di rotta. Mentre ancora non c’è traccia di resti in mare (se non la scia di carburante rilevata ieri), anche la compagnia aerea si adegua e ammette di “temere il peggio”. A più di 30 ore da quando le torri di controllo hanno perso i contatti con il volo, questa mattina le ricerche sono riprese nella zona a sud del Vietnam, in un’operazione aerea e navale congiunta tra i paesi della regione. Tuttavia i soccorritori non hanno ancora rilevato nessun segnale dell’aereo, né recuperato alcunché relativo a un possibile incidente.