“Con Tonino Gentile non bisogna avere a che fare perché non è un galantuomo, anzi è un mafioso”. Il giudizio sull’attuale sottosegretario alle Infrastrutture è stato espresso 8 anni fa da Enza Bruno Bossio, oggi deputato del Pd calabrese che sostiene il Governo. La telefonata è stata intercettata dai carabinieri sul telefono del suo interlocutore: Antonio Saladino, leader della Compagnia delle Opere in Calabria, indagato nell’inchiesta Why Not dell’allora pm Luigi De Magistris, conclusa dopo alterne vicende, tra condanne nei primi gradi, prescrizioni, rinvii e assoluzioni in un nulla di fatto. Anche Bruno Bossio è stata assolta definitivamente e poi si è candidata. La conversazione avviene quando Enza Bruno Bossio è un pezzo grosso in Calabria: amministratore della Intersiel, gruppo Telecom, e moglie di Nicola Adamo, allora segretario regionale Pd.

Il 18 febbraio 2006 Bruno Bossio commenta al telefono un pranzo al quale Saladino ha appena partecipato. C’erano i due fratelli Gentile: Giuseppe (oggi assessore alle Infrastrutture in Calabria) e Antonio (oggi sottosegretario) poi tra gli altri l’architetto Mario Occhiuto e il re dei supermercati Despar in Calabria Tonino Gatto, allora in buoni rapporti con Adamo. Quando Enza Bruno Bossio scopre che l’imprenditore Gatto e l’architetto Occhiuto (nel 2011 eletto sindaco di Cosenza con vicesindaco Katia Gentile del Pdl, figlia di Pino) se la fanno con Gentile si infuria. Il pranzo serviva – secondo lei – per convincere (tramite l’ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Angelo Sanza, che poi non andò) Giuseppe Pisanu a liberare il posto per far salire Antonio Gentile al Senato. Si capisce che pochi giorni prima Bruno Bossio ha avuto un duro scontro verbale con Gentile in aereo e sostiene che con lui non bisogna parlare: “Dovevano quindi stabilire delle relazioni romane favorevoli a Tonino Gentile, perché parliamoci chiaro se Pisanu non si dimette dalla Calabria… Antonio Gentile non sale… quindi è evidente che si sta facendo una lobby a favore di Antonio Gentile. Il fatto stesso che l’ha invitato è un fatto negativo (…) ma scusami Tonino… ma tu non sai quello che mi ha detto quella ‘m…’ di Gentile sopra l’aereo… ma te l’ho raccontata? Siccome io ho detto a Nicola (Adamo, il marito, ndr) che doveva sfidare a duello Tonino Gentile. Nicola non può andare dietro a Tonino Gatto che va dietro a Tonino Gentile. Per me il cerchio si chiude. Cioè Tonino Gatto non può continuare a fare quello che dà le carte a tutti e si deve dare una regolata da questo punto di vista. Non dico tra destra e sinistra ma tra galantuomini e non galantuomini e Tonino Gentile non è un galantuomo. Anzi è un mafioso”. “Nu mafius’’, per l’esattezza, nell’audio.

Bruno Bossio ha in parte sminuito in un’intervista successiva quelle parole. “Quando ci fu la polemica per la sua nomina a membro della commissione Antimafia, qualcuno tirò fuori la telefonata – racconta oggi – e un emissario di Gentile mi chiese di precisare in suo favore. Io dissi che la frase era stata decontestualizzata e che, dall’intera telefonata, si capiva il senso. Non volevo dire che Gentile fosse davvero un mafioso. Feci questa dichiarazione principalmente perché sono contraria alle intercettazioni ma lui, per ringraziamento, annunciò, dopo l’intervista, che mi querelava per quella frase detta anni prima. Immagini la mia rabbia”. Fatta questa precisazione sul senso di quella parola, Enza Bruno Bossio non arretra sul giudizio negativo: “Avete scritto che io non mi sarei espressa contro Gentile. Ma scherziamo? Abbiamo fatto mercoledì sera un gruppo dei parlamentari del Pd per segnalare il rischio al segretario regionale appena eletto, Ernesto Magorno, che si professa amico di Renzi, prima della nomina. Non penso che Renzi sia stato avvertito del rischio che correva con questa nomina”. Conferma che non è un galantuomo? “Premesso che non tutti possono avere lo stesso concetto che ho io del galantuomo, certamente esprime un modello politico che non è il nostro. Questa ultima vicenda della mancata uscita del giornale non è casuale. Il modello di potere di Tonino Gentile si incarna in questa vicenda: la gente deve stare sotto lo schiaffo se no la politica non funziona. Quindi Gentile non è mafioso e non volevo dire che lo fosse, ma siamo di fronte a prepotenza e arroganza”.

Il peso determinante del Ncd in Calabria, con 5 senatori, salverà Gentile? “Questa non è una vicenda calabrese ma – spiega Bruno Bossio – è una battaglia politica nazionale. Lo dimostrano le posizioni dei direttori delle maggiori testate nazionali pubblicate sul Fatto quotidiano ieri. Il rinnovamento vero non sta negli slogan ma nei contenuti. E per questo non sto con Renzi ma con Cuperlo. Gentile non è il rinnovamento, incarna un modello medievale, tailandese. Nell’epoca dei social network non vuole nemmeno che si parli male di lui sui giornali. Questo modello nemico della libertà e della democrazia non deve vincere. Se Gentile resterà al governo, la gente capirà la lezione e continuerà ad abbassare la testa”.

Da Il Fatto Quotidiano del 3 marzo 2014