Un regolamento per evitare le potenziali “rogne” provenienti dagli stagisti. Lo ha diffuso il partito conservatore britannico, con un memorandum distribuito ai parlamentari Tory, un documento entrato in possesso di una rete di studenti e ora finito alla gogna nel Regno Unito. Il sito Graduate Fog lo ha rivelato: il partito di governo – l’esecutivo è una coalizione con il partito liberaldemocratico – ha inviato ai deputati una “Guida del senso comune”. Così, fra consigli e suggerimenti, si dice ai politici di evitare parole “rischiose” quando si va a caccia di stagisti per gli uffici dei parlamentari. Questi termini potrebbero causare situazioni “potenzialmente ostili” e includono tanti vocaboli che per molti, oggi, continuano a essere un miraggio. Così, dice il partito conservatore, da evitare sono parole come “lavoro”, “ore di lavoro”, “pagamento delle spese” e “ti sarà richiesto di…”. Da scansare, chiaramente, anche il termine “stagista”, da preferire a un meno pericoloso “volontario”. Così, descrivendo il compito dello stagista (anzi, volontario), si dovrà anche usare locuzioni quali “le attività per le quali desidereremmo ricevere dell’aiuto includono…”. 

I sindacati britannici, chiaramente, sono andati su tutte le furie. Il Tuc, una delle principali sigle, ha detto che in questo modo il parlamento rischia di “perdere la propria reputazione”. Al contrario, il partito dei Tory replica: “Siamo un datore di lavoro responsabile, così cerchiamo di dare indicazioni sulle differenze fra volontari e lavoratori”. Il colpo del documento pubblicato ha dato comunque grande visibilità al network di Graduate Fog, che su una pagina del sito pubblica anche il memorandum. Così, sempre grazie all’esclusiva del gruppo di studenti, si viene a sapere che ai parlamentari viene suggerito di non dare rimborsi spese forfettari, perché questo potrebbe portare a rivendicazioni di stipendi, ma di rimborsare invece solamente le spese effettuate realmente. Il mondo degli stage nel Regno Unito non è regolamentato, ognuno in teoria, se non volontario, avrebbe diritto almeno al minimum wage, la paga minima di Stato. Ma soprattutto nel mondo dei media e della politica, così come delle relazioni pubbliche e del marketing, spesso gli stage vengono camuffati nel migliore dei modi. Un rischio crescente che le sigle sindacali britanniche hanno cominciato a condannare già da qualche anno. E che ora, appunto, approda anche nelle aule del potere. 

La stampa del Regno Unito, comunque, pare vigilare. In passato erano stati portati alla ribalta alcuni casi, come quella della parlamentare europea liberaldemocratica Sarah Ludford, che senza alcun problema e senza alcuna preoccupazione di sorta aveva messo un annuncio per uno stage non pagato della durata di sei masi. Poi la stampa intervenne e lo stage fu annullato. Oppure come il caso di un altro liberaldemocratico, il parlamentare di Westminster John Leech, che lo scorso autunno aveva chiesto, sui siti di annunci di lavoro, la disponibilità di un qualche giovane studente a uno stage della durata “dai sei ai dodici mesi”. All’aspirante stagista, che avrebbe dovuto lavorare a Manchester, non avrebbero neanche rimborsato le spese di viaggio per il colloquio di lavoro a Londra. A più di tre ore di treno, in un Paese dove spesso gli spostamenti interni sono molto più economici in aereo che non su strada ferrata.