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Della Valle: “Elkann imbecille. Referendum per chiederci se lo vogliamo in Italia”

L'imprenditore risponde al presidente della Fiat, secondo cui "i giovani non hanno un lavoro perché stanno bene a casa". E aggiunge: "Appartiene ad una famiglia che ha distrutto una quantità industriale di posti di lavoro e le speranze di molti ragazzi"

Della Valle: “Elkann imbecille. Referendum per chiederci se lo vogliamo in Italia”

“Oggi parlo solo di calcio”, aveva detto Diego Della Valle intercettato dai giornalisti davanti a Palazzo Vecchio, a Firenze. Ma, interrogato sulle dichiarazioni di John Elkann sui giovani che “non hanno un lavoro perché stanno bene a casa”, si è lasciato andare a un duro sfogo, riaccendendo l’ormai annoso scontro con l’erede Agnelli. “Il poveretto di Jaki non perde mai tempo di ricordare agli italiani che è un imbecille“, ha detto, suggerendo di fare un “referendum e chiederci se lo vogliamo ancora in Italia”.

“E’ una vergogna che uno degli Agnelli dica che oggi in Italia i giovani hanno i posti di lavoro”, ha aggiunto l’imprenditore marchigiano, a Firenze per assistere alla partita Fiorentina-Inter. “Uno che si permette di dire che i ragazzi stanno a casa perché non hanno voglia di lavorare, perché il lavoro c’è, è un imbecille – ha continuato – lo tengano a casa, lo tengano un po’ a riposo, vada a sciare”. Della Valle ha poi attaccato direttamente la Fiat. “John Elkann è uno che appartiene a una famiglia che ha distrutto una quantità industriale di posti di lavoro e, di conseguenza, anche le speranze di molti giovani”.

Ma questo è solo l’ultimo capitolo di una guerra che va avanti da tempo tra Elkann e Della Valle, che condividono a fatica l’azionariato del Corriere della Sera. “Ora basta con queste discussioni da pianerottolo, ce ne sono già troppe in questo Paese e non servono a nulla”, ha detto l’imprenditore marchigiano nei giorni scorsi rispondendo all’attacco dell’erede Agnelli, che aveva definito Mr Tod’s un “nano” rispetto ai concorrenti Prada, Armani, Lvmh e Kering. Dalla scorsa estate Fiat è il primo azionista della casa editrice del Corsera con il 20,5% del capitale, mentre Della Valle ne possiede il 9 per cento.


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