Aprire un sito di gioco on line per fare cassa grazie al contributo di insospettabili. Era tra gli obiettivi imprenditoriali del clan Zaza-Mazzarella. Emerge dalle carte dell’inchiesta della Procura di Napoli, che ilfattoquotidiano.it ha letto. Operazione che ha portato all’arresto di 29 persone. L’ulteriore conferma dell’attenzione delle consorterie criminali al settore dei giochi: tanti soldi, pochi rischi come denuncia anche l’ultima relazione della Direzione nazionale antimafia.

Ciro Smiraglia, considerato riciclatore del clan, nipote del defunto boss Michele Zaza, in carcere dal 5 febbraio scorso, era molto attivo nel settore. A Roma gestiva due sale giochi e voleva aprirne di nuove, ma anche avviare un sito autorizzato dai monopoli di stato. Per questo Andrea Ricci, anche lui arrestato con l’aggravante di aver favorito il clan, socio in affari con Smiraglia, avviava contatti con esperti nel settore. Il sito di giochi on line doveva avere il server a Malta. Ricci si rivolge a Gaetano Fidanzati (estraneo all’indagine), esponente dalla famosa famiglia di Cosa nostra. “Il padre e gli zii di Fidanzati – scrive il gip – vendono indicati da numerosi collaboratori di giustizia come uomini d’onore di rilievo”. In particolare Ricci chiede un contatto importante a livello internazionale per avviare l’operazione. Fidanzati spiega: “Sei nelle uova d’oro”.

Nelle successive conversazioni, sempre il Fidanzati offre il suo contatto, si tratta di un suo amico di nome Bastian e al telefono spiega di chi si tratta: “Bastian è il fratello del primo ministro, mi ha detto che non c’è bisogno di andare da Fenec, noi li abbiamo… li facciamo i casinò on line e c’è la disponibilità negli spazi di poterlo….”. Insomma a Malta c’è lo spazio per aprire i casinò on line e si possono usare buoni contatti. Ricci comunica tutto a Ciro Smiraglia che taglia corto per parlarne di persona. Nei giorni successivi, come da promessa, Fidanzati invia un sms a Ricci con il cellulare di Dalli Bastian (estraneo all’indagine): “Digli che sei il mio fraterno amico per il casino online, un abbraccio, gae”.

Siamo nel 2010. Oltre la rete di contatti conta il business dei giochi. Un intero capitolo, scritto dal magistrato Diana De Martino, dell’ultima relazione della Direzione nazionale antimafia è dedicato anche quest’anno al tema. Un comparto, quello dei giochi, nel quale la raccolta è stata di 87 miliardi di euro nel 2012, con un più 9% rispetto all’anno precedente. Nelle preferenze dei giocatori primeggiano gli apparecchi classici come le video-lottery e new-slot, ma crescono i giochi on line passati dal 10 al 16% con un aumento del 60%. E mentre i cittadini si indebitano, lo stato non guadagna. “Le entrate erariali – si legge nella relazione – sono minori per le videolottery tassate al 5%, per le scommesse sportive tassate in media al 4% e per il poker cash e gli giochi da casinò on line tassati addirittura allo 0,6% della raccolta”.

Il gioco on line è preda del crimine organizzato, basta “operare tramite siti illegali gestiti da società straniere con server collocati in paesi a fiscalità agevolata” con danno per le casse dello stato e per i consumatori. Nelle conclusioni del capitolo, la Dna racconta il fallimento: “Sono stati del tutto frustrati gli intendimenti del legislatore che, con le liberalizzazioni del 2003 e con i successivi provvedimenti legislativi, intendeva accrescere l’offerta di gioco per attirare e fidelizzare i giocatori al sistema del gioco legale e drenare così risorse alla criminalità. La diffusione del gioco è sì aumentata (con una serie di implicazioni sociali su cui non è compito di questo Ufficio soffermarsi) ma progressivamente, ed anzi esponenzialmente, è aumentata l’infiltrazione nel settore della criminalità mafiosa”.

@nellotro