Il popolo svizzero ha scelto la strada della chiusura. Ha lasciato che vincesse la pancia e la paura. Con il referendum proposto dall’Udc vittorioso sia nella maggioranza dei Cantoni che nella maggioranza dei voti, tornano i contingenti degli stranieri. Cosa significa? Oggi, con gli accordi bilaterali che prevedevano la libera circolazione, per un cittadino europeo era sufficiente avere un contratto di lavoro e vivere e lavorare in Svizzera senza complicazioni usufruendo dell’intero sistema di regole elvetiche. Dopo il referendum le cose cambieranno entro 3 anni. I Cantoni dovranno stabilire dei contingenti massimi di stranieri che annualmente possono lavorare in Svizzera. Il datore di lavoro dovrà dimostrare che ha bisogno di avere un contratto di lavoro con quella persona straniera dimostrando che quel lavoro non potrà destinarlo ad un cittadino svizzero. Il Cantone rilascerà permessi di soggiorno e quindi di lavoro solo ad un numero prestabilito di cittadini stranieri entro il limite del contingente stabilito.

Il mercato economico interno ne risentirà poiché è mantenuto dagli stranieri per i consumi interni. Certo il 25% degli stranieri può essere una percentuale enorme per qualunque sistema economico. Ma la Svizzera era la Svizzera per questo: sembrava potesse essere il modello per uno sviluppo sostenibile multiculturale e transnazionale. Un Paese che cresce mentre cresce anche l’integrazione del suo sistema sociale multietnico. Chi lavorerà negli ospedali e nella sanità elvetica nei prossimi anni? Il sistema andrebbe in blocco se non ci fossero gli stranieri. Ma in tutto il panorama economico senza gli stranieri la Svizzera sarebbe in mano alle tempeste finanziarie con le quali ha già fatto i conti nel 2008 dovendo salvare i suoi grandi colossi bancari.

Oggi il popolo si è lasciato incantare dalle sirene xenofobe del Svp. Ha creduto che bisogna chiudere il rubinetto altrimenti si allaga tutto. Questa del rubinetto è una metafora boomerang, perché potrebbe accadere che dal rubinetto non esce più acqua, perché un Paese circondato dall’Europa non può pensare di non avere accordi o regole condivise con essa. Barroso è stato chiaro quando ha dichiarato che senza la libera circolazione come elemento di base, nessun accordo con l’Europa. E la Svizzera può fare a meno dell’Europa? E per quanto tempo? Gli analisti politici sono sotto shock per quel che è accaduto. Ma in Svizzera il popolo è sovrano e rappresenta la vera opposizione democratica ai governi. La percezione di insicurezza dovuta soprattutto all’aumento dei furti, l’affollamento dei mezzi pubblici, l’aumento del traffico delle auto, e non ultima la sensazione di instabilità economica e sociale dell’Europa ha fatto prevalere gli istinti alla difesa ed alla chiusura dei cittadini.

Gli accordi bilaterali erano un fenomeno abbastanza giovane per la Svizzera. Il sistema dei contingenti esisteva fino a pochi anni fa. Ma non c’era la crisi e neanche quel globalismo economico finanziario che sempre di più condiziona i mercati. Fino ad oggi , possiamo dire che il sistema svizzero fondato su federalismo e democrazia popolare era immune dal condizionamento mediatico delle grandi campagne populiste che spesso sono state contrassegnate da toni razzisti nei confronti degli stranieri. Con la vittoria del referendum che limita l’accesso di stranieri, nella politica elvetica entra di prepotenza la campagna mediatica che riesce in poco tempo a ribaltare i risultati ed a trascinare l’opinione pubblica verso scelte come quella odierna. Certamente si allontana quel percorso di avvicinamento all’Europa che molti in Svizzera auspicavano e che garantiva sul lungo termine la fine di un isolazionismo estremamente pericoloso per il sistema elvetico.

Da oggi gli svizzeri sono più soli. Troveranno sicuramente più posti liberi nei mezzi pubblici, avranno meno traffico, ma dovranno confrontarsi con un elemento che da sempre mette in discussione il benessere, quello vero, essi dovranno confrontarsi con la solitudine.

di Massimo Pillera