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Dopo la sentenza Regeni, l’Italia rinnova il patto militare con l’Egitto

Entrato in vigore l’11 gennaio 2015, il memorandum di cooperazione militare non è mai stato messo in discussione. Il voto in Commissione Difesa della Camera previsto per il 1° ottobre
Dopo la sentenza Regeni, l’Italia rinnova il patto militare con l’Egitto
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I lavori parlamentari ci offrono (la calendarizzazione è una coincidenza, il contesto decisamente meno) una conferma che, passata la sentenza sul sequestro di Giulio Regeni che parte delle istituzioni considerava un ostacolo giudiziario (“hanno condannato tre persone, non l’Egitto”, ha dichiarato il ministro Tajani), le relazioni tra Roma e il Cairo intendono proseguire come se non fosse successo niente.

Salvo novità dell’ultimo minuto domani, giovedì 1° ottobre, alla Commissione Difesa della Camera è calendarizzato il voto sul disegno di legge di ratifica della proroga del Memorandum d’intesa sulla cooperazione nel settore della difesa con l’Egitto. È un testo breve, sette articoli e un annesso. Prevede attività addestrative, scambio di informazioni e materiali, collaborazione tra istituti di formazione militare e programmi congiunti.

Firmato nell’era Mubarak, nel 1998, ratificato dall’Italia nel 2003 ed entrato in vigore nell’era al-Sisi l’11 gennaio 2015, per tutto il decennio della sua durata non è mai stato messo in discussione. Nel 2025, mentre le udienze del processo evidenziavano le responsabilità degli indagati, due note verbali rendevano note le volontà delle due parti al rinnovo.

Il Senato si è espresso favorevolmente il 9 giugno di quest’anno. Il relatore, il senatore Maurizio Gasparri, aveva dichiarato nell’occasione (il testo completo è qui):

“Ribadisco che l’Egitto è un interlocutore di riferimento per l’Italia nei principali dossier politici, economici e ovviamente anche energetici. L’Italia viene ritenuta un partner strategico dall’Egitto sia per la qualità tecnologica delle imprese, sia per la visione di lungo periodo, proposta peraltro con il Piano Mattei per l’Africa”.

E poi:

“Voglio ribadire che questo non significa assolutamente che il Governo interromperà ogni azione per il ripristino e l’ottenimento della verità per la vicenda di Giulio Regeni, che è stata seguita direttamente e costantemente dal ministro Tajani”.

Gli ultimi dieci anni di governo hanno confermato che la prima frase è del tutto vera. La seconda meno.

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