«Più leggo queste notizie più sono convinto che il giorno del giudizio sia vicino»,  «chiamate un bravo psichiatra per dichiarare l’incapacità di intendere e di volere della delegata del sindaco», «quasi quasi rimpiango Putin»: sono solo alcuni dei commenti in rete apparsi in seguito alla notizia dell’iniziativa di Camilla Selbezzi, delegata alle Politiche contro le discriminazione del sindaco di Venezia Orsoni, che ha selezionato alcuni libri di favole per nidi e scuola dell’infanzia, in cui i protagonisti sono nuclei familiari non convenzionali. Famiglie omosessuali, con genitori dello stesso sesso, ma non solo: visto che, probabilmente, il progetto dal titolo “Leggere senza stereotipi” è legato a quello, con lo stesso titolo, dell’associazione “Scosse” . Che ha creato a Roma e online un catalogo di libri, per contrastare anche razzismi, conformismi e stereotipi di genere (ruoli familiari asimmetrici, principesse fissate col rosa etc).

Le reazioni pavloviane dei soliti politici come Giovanardi sono state slogan del tipo “propaganda gay nella scuole”, mentre anche gli articoli di informazione più neutri hanno parlato di favole “gay” negli asili, magari illustrando il pezzo con immagini del principe di Cenerentola che bacia un altro suo simile, capovolgendo insomma l’immaginario tradizionale. E forse proprio qui sta l’errore. Raccontare i cambiamenti che sono già in atto da tempo nella società italiana è una missione complicata, che si scontra contro paure, tradizionalismi, e anche una vera e propria ostilità ad accettare la diversità. Persino i nostri politici più illuminati arrivano a malapena a proporre le unioni civili, mentre nessuno si azzarda a parlare di matrimoni omosessuali né, tantomeno di adozioni omosessuali, che avverranno forse quando il riscaldamento globale ci avrà annientato. Insomma il nostro è un paese spaccato tra una maggioranza silenziosa e indifferente ai diritti civili degli omosessuali e una minoranza di associazioni per i diritti di gay e lesbiche invece molto attive nel dibattito pubblico. Le cui battaglie tuttavia non sortiscono molti effetti, visto che i diritti continuano ad essere cronicamente negati.

Quello che manca è una sensibilizzazione della maggioranza delle persone, e per questo – secondo me – l’introduzione di favole su famiglie atipiche, madri e padri soli, doppie mamme o doppi papà, è benvenuta, anche per aggiornare programmi didattici spesso, onestamente, troppo improntati al passato. Ma giornali, siti e tv dovrebbero trattarla con tutto il tatto necessario, altrimenti il solito polverone mediatico finirà per metterla a tacere (e sarà un male).

E appunto: per favore non fate vedere Cenerentole che baciano Cenerentole, o principi azzurri che si abbracciano. Capovolgere un immaginario radicato è sbagliato, produce in chi guarda una dissonanza cognitiva e poi emotiva che spinge alla ritirata. Non ci servono vecchie favole stravolte, ma nuove favole – e forse inediti cartoni animati, e personaggi e protagonisti – per modi di essere nuovi, proprio come quelle che l’editoria per l’infanzia più originale propone. Magari partendo proprio dalla scienza, e da quegli animali che praticano l’omosessualità. Più naturali di così.