Il decreto carceri è stato votato alla Camera. Vedremo adesso cosa succederà al Senato. In questo primo passaggio parlamentare ne abbiamo viste e sentite di tutti i colori. Bugie patentate, a partire dall’epiteto di svuota-carceri’ affibbiato a un testo di legge che, come abbiamo avuto già modo di notare su queste colonne, è un timido provvedimento che non svuoterà proprio niente.

Dalla Lega ci si aspetta di tutto. E personalmente ho poco interesse a dialogare con qualcuno che per principio mette insieme criminali e stranieri come fosse lo stesso problema (“per voi vengono prima i delinquenti e gli extracomunitari e poi la gente onesta ed i cittadini italiani”, ha detto in aula Nicola Molteni). Mi interessa invece capire cosa intende il Movimento 5 Stelle quando afferma che il decreto è un indulto e che farà uscire stupratori e assassini. Il decreto si compone di varie misure. A quali di esse si riferiscono?

Escludiamo garante dei detenuti, potenziamento del ricorso e braccialetto elettronico perché non si vede come possano entrarci. Anche la modifica della normativa sulle droghe non farà uscire nessuno, e comunque non riguarda assassini e stupratori. Quanto all’espulsione degli stranieri, non credo sia di questo che i 5 Stelle (e tanto meno la Lega) si preoccupano. La stabilizzazione della detenzione domiciliare speciale introdotta da governi passati porta a regime quel che già c’era e quindi è anch’essa da escludere. Resta un lievissimo ampliamento della possibilità di accesso all’affidamento al servizio sociale, che permetterà a qualcuno – sotto stretta valutazione individuale del giudice – di accedervi qualche mese prima di quanto sarebbe successo senza decreto o per più di una volta. E resta l’aumento di giorni di liberazione anticipata che un detenuto può avere per buona condotta, dal quale sono esclusi i reati più gravi. Anche in questo caso la decisione è strettamente rimandata al giudice. L’indulto dunque, che è una misura automatica che non richiede valutazioni discrezionali, non c’entra nulla. Accadrà che qualche detenuto – se non si è macchiato dei gravi reati esclusi, se in galera si è comportato bene e se il giudice decide a suo favore – avrà qualche giorno di sconto di pena in più nei prossimi mesi (la misura è a termine e scade alla fine del 2015). Qualcuno che sarebbe comunque uscito per fine pena a novembre, faccio per dire, uscirà a ottobre. Indulto, assassini, stupratori? Mi pare tecnicamente, al di là delle ideologie, infondato.

Detto questo, vorrei tornare su una norma del decreto che credo meriti attenzione: quella sulle tossicodipendenze. Non perché sia rivoluzionaria, ma perché appunto non lo è affatto. E tuttavia è la prima volta che si riesce, pur marginalmente, a mettere mano a quella scriteriata legge che è la Fini-Giovanardi. Forse qualcosa si può muovere.

“Illegale è la legge, il suo costo è reale”, è lo slogan della manifestazione nazionale che si terrà a Roma sabato 8 febbraio contro la Fini-Giovanardi. Tantissime le adesioni. La frase ci ricorda gli enormi costi sociali ed economici della politica proibizionista, dimostratasi inutile, dannosa, dispendiosa in cinquanta anni di war on drugs. Ci auguriamo di vedere sabato a Roma tanta gente accomunata dalla consapevolezza che per combattere la tossicodipendenza il carcere è ingiusto, inutile e costoso. La prossima settimana sarà la Corte Costituzionale a pronunciarsi sulla Fini-Giovanardi. Speriamo chiuda un’epoca e ne apra una nuova.