La camera dà il via libera allo svuota carceri, il decreto che nei giorni scorsi ha creato scontri in Parlamento. Dopo che martedì scorso Montecitorio ha votato la fiducia posta dal governo Letta sul dl, oggi il testo è stato approvato con 296 sì, 183 no e due astenuti. E ora passa al Senato.

Il M5s continua intanto ad accusare il governo di essere “opaco” nella lotta contro la criminalità e di volere “un indulto che non risolve il problema carcerario”. Questo decreto, denuncia Andrea Colletti del M5s, “libera gli stupratori veri, non quelli online con cui se la prende la presidente Boldrini”. E attacca la “forma complice del presidente Gorgio Napolitano che firma questo decreto e si rifiuta di andare a Palermo a farsi interrogare sulla trattativa Stato-mafiaColletti accusa quindi il governo e la maggioranza di “una inaccettabile resa ed accondiscendenza verso la criminalità”. 

I deputati della Lega hanno invece esposto uno striscione in Aula durante le dichiarazioni di voto, con scritto “criminali in galera”. Il vicepresidente di turno ha ordinato ai commessi di rimuoverlo, mentre dai banchi del Pd qualcuno ha urlato “ridicoli” ai leghisti. Con questo decreto – aveva detto prima dell’esposizione dello striscione Nicola Molteni – rimettete in libertà gli stupratori. Per voi vengono prima i delinquenti e gli extracomunitari e poi la gente onesta ed i cittadini italiani. Siete degli ipocriti e degli ignoranti e votate un decreto vergognoso ed indecente”.

“Un altro passo avanti verso carceri più vivibili e detenzioni più dignitose”, sostiene invece Donatella Ferranti, presidente della commissione Giustizia alla Camera. “Credo che questo decreto, che si aggiunge agli altri interventi strutturali già approvati o in via di approvazione come la messa alla prova e la riforma del cautelare, sarà una buona carta da giocare in sede europea dopo la sentenza ‘Torreggiani’ per evitare la procedura di infrazione e l’esborso di vari milioni di euro”, afferma l’esponente del Pd. E aggiunge: “Il testo che approda ora al Senato è un buon punto di equilibrio tra garanzie umanitarie ed esigenze di sicurezza“.