Nel giorno in cui viene indetta una manifestazione nazionale per chiedere la destituzione dei quattro poliziotti responsabili della morte di Federico Aldrovandi, dalla Corte dei conti arriva la notizia di una azione di reintegro per rivalersi nei confronti degli agenti dei quasi due milioni di euro offerti dal ministero alla famiglia a titolo risarcitorio.

A fronte della sentenza irrevocabile di omicidio colposo, il Viminale – che aveva pagato per responsabilità indiretta ai genitori di Federico un milione e ottocentomila euro al termine del processo di primo grado – ha attivato la Corte dei conti per condannare i suoi funzionari alla restituzione per danno erariale.

Una richiesta che fa sbottare l’avvocato Gabriele Bordoni, difensore di Paolo Forlani (condannato in via definitiva insieme a Luca Pollastri, Enzo Pontani e Monica Segatto), che parla di “aberrazione giuridica: il ministero a suo tempo offrì alla famiglia i quasi due milioni di euro a titolo risarcitorio (accettando quella somma venne ritirata la costituzione di parte civile, ndr). Un comportamento risarcitorio doveroso verso una famiglia che ha perso un figlio a causa di un comportamento non adeguato a salvargli la vita”. Ma quella “non fu una scelta condivisa con gli imputati, che magari potevano trovarsi d’accordo ma che non furono interpellati”. Ne discende che “in questa vicenda siamo semplici spettatori, perché allora ora vengono a chiedere a noi di pagarne le conseguenze?”.

Bordoni e i colleghi che assistono gli altri tre poliziotti hanno già depositato presso la sezione dell’Emilia Romagna della Corte dei Conti le memorie difensive. Entro fine febbraio si saprà la decisione della magistratura contabile. Per metà marzo invece si avrà un’altra risposta. Quella della società civile chiamata a partecipare a Ferrara, la città di Federico, alla manifestazione nazionale “Via la divisa”, indetta dall’Associazione Aldrovandi, che raccoglie familiari e amici del ragazzo.

È la seconda manifestazione indetta in ricordi del diciottenne morto il 25 settembre del 2005. Dopo quella del 23 settembre 2006 che portò nel capoluogo estense ottomila persone da ogni parte d’Italia per chiedere un processo contro i quattro poliziotti, ora l’associazione torna in strada per chiedere che i quattro agenti, puniti a livello disciplinare con la sospensione di sei mesi, vengano destituiti dal Corpo di Polizia. L’appuntamento è per sabato 15 febbraio alle 14 in via Ippodromo, dove morì Federico e dove oggi c’è una targa che ricorda al sua breve vita. Da qui il corteo partirà alle 15 verso il centro, per giungere davanti alla sede della prefettura in corso Ercole I d’Este. Qui una delegazione chiederà di essere ricevuta dal prefetto Tortora.

Al rappresentante territoriale del ministero dell’Interno verranno consegnate le richieste dei manifestanti: “Destituzione dei quattro poliziotti condannati; democratizzazione delle forze dell’ordine; introduzione del numero identificativo per gli appartenenti alle forze dell’ordine; introduzione del reato di tortura”.