Dietrofront di Massimo Cialente. Il sindaco dell’Aquila torna in sella dopo le dimissioni dell’11 gennaio scorso seguite alla bufera giudiziaria che ha sconquassato il Comune per l’inchiesta sulle presunte tangenti per gli appalti del dopo-sisma. Inchiesta in cui Cialente non è indagato ma che ha coinvolto ex amministratori e ha portato alle dimissioni del vicesindaco, Roberto Riga (indagato). Quattro gli arrestati ai domiciliari, oggi in libertà.

Alle 12.00 di mercoledì 22 gennaio la conferenza stampa convocata dal vicesindaco, Betty Leone. Qui l’ormai quasi certo ritiro delle dimissioni sulle quali Cialente aveva comunque tempo fino al 31 gennaio per riflettere. La decisione arriva al culmine di un periodo di dure polemiche del centrosinistra aquilano e dello stesso Cialente che hanno accusato il governo nazionale e il ministro per la coesione territoriale, Carlo Trigilia, inviato del premier per la ricostruzione, di aver organizzato un “complotto contro la città” anche con l’organizzazione di una campagna mediatica “ignobile”. A chiedere con forza a Cialente di ripensarci, il centrosinistra che amministra il Comune e che è sceso in piazza venerdì scorso.

Secondo le persone più vicine al primo cittadino dimissionario, con il ritorno di Cialente parte “un nuovo percorso che va in due direzioni: maggiori controlli soprattutto nella ricostruzione privata e una maggiore prospettiva nel rilancio della città colpita dal tragico terremoto del 6 aprile 2009″. Previsto un rimpasto in giunta, non solo per sostituire il vicesindaco Riga. Si parla dell’ingresso dell’ex sottosegretario e parlamentare del Pd Giovanni Lolli, e di quello come consulente per la legalità dell’ex procuratore di Pescara ai tempi dell’inchiesta di Sanitopoli, Nicola Trifuoggi. “Si prepara una vera e propria rivoluzione nel tentativo di riguadagnare immagine e credibilità nei confronti dell’opinione pubblica nazionale con la quale alla luce della campagna di stampa nazionale diffamatoria siamo in grande difficoltà”, hanno spiegato ancora gli uomini più vicini a Cialente.

E sempre mercoledì, prima della conferenza stampa, è in programma una riunione della giunta in cui si approverà una delibera che determinerà la rotazione di funzionari e dirigenti. Partirà inoltre un’operazione per ricucire i rapporti col ministro Trigilia. Non è la prima volta che Cialente sbatte la porta. In due occasioni, in sette anni di governo dell’Aquila, il sindaco ha rassegnato le dimissioni. Nella prima le ritirò. Si dimise quasi al termine del suo primo mandato, nel marzo 2011, dopo un lungo periodo in cui la sua maggioranza aveva perso pezzi e non riusciva a votare i provvedimenti. Aveva occupato simbolicamente la sede del Municipio, devastata dal sisma, lamentando il ritardo nell’arrivo dei fondi per la ricostruzione. Aveva poi ritirato le dimissioni alla scadenza dei 20 giorni previsti.

Concluso il primo mandato (quinquennio 2007-2012), Cialente fu rieletto nel maggio 2012 al ballottaggio, con il 59,20% dei voti. Solo un mese dopo una nuova minaccia: “Se Chiodi (presidente della Regione Abruzzo) rimane come commissario per la ricostruzione vado via io”. A maggio 2013, sempre per il mancato arrivo dei fondi per la ricostruzione, la clamorosa protesta – con minaccia di dimissioni – della fascia tricolore rispedita al Quirinale e delle bandiere tricolori ammainate dagli uffici pubblici. L’anno scorso, a settembre, dopo nuovi sfaldamenti nella sua coalizione, un nuovo avvertimento: “Non ho più la maggioranza, se si va avanti così sarà giusto restituire la parola ai cittadini”.