Che la figura del capo dello Stato fosse un po’ strana, qui in Italia, l’ho capito quando il Colle se l’è presa pure con me, chiamando l’ambasciata francese per lamentarsi di un mio articolo (leggi)”. Ma Philippe Ridet, da sei anni corrispondente di Le Monde, il principale quotidiano francese, non si è affatto scomposto: “Mi veniva da sorridere, nulla più. Tanto né l’ambasciata né il mio giornale hanno fatto una piega, ovviamente”.

Cos’aveva scritto, Philippe, di così ingiurioso?
Era il periodo in cui il presidente della Repubblica domandava la tregua tra i politici e la magistratura. Solo che “i politici” avevano un nome solo: quello di Berlusconi. Quindi ho suggerito a Napolitano di abbandonare i toni generici e parlare chiaro. Era una critica politica, non certo personale. Anche perché non ho niente contro di lui. Semplicemente, quando uno sbaglia, mi pare normale dirlo.

Si è stupito quando l’hanno informata delle proteste?
No. È il vecchio gioco del gatto e del topo, che conosco bene. È il potere che cerca di far tacere la stampa, anche se di solito non ci riesce. Non ero affatto offeso, ho solo pensato che se il Quirinale si scomoda pure per il povero corrispondente francese chissà come si agita per tutti gli altri attacchi. Mi pare si facciano prendere troppo facilmente dall’isteria.

Gli attacchi però non sono così frequenti, nei principali quotidiani italiani.
Questo perché Napolitano ha sempre più l’aura del Re. Da quando è stato rieletto sembra che non si possa più giudicarlo, che vada lodato dalla mattina alla sera. Ed è un po’ anomalo, soprattutto perché questo presidente non è mica la regina d’Inghilterra.

Meno titolato?
Meno di facciata! Napolitano fa politica attivamente, senza sosta. Cosa che non giudico: mi pare accettabile, in tempo di crisi. Ed è altrettanto normale che, di conseguenza, possa essere criticato sul piano politico. È il gioco della democrazia. In Francia nessuno, tranne Sarkozy, ha mai pensato di portare in tribunale un cittadino. Anche perché il presidente della Repubblica è anche il capo della magistratura: sarebbe un bel conflitto d’interessi.

Ma in Italia e in Francia i ruoli dei presidenti, si sa, sono diversi.
Certo, infatti il paragone è complesso. Ma è anche vero che Napolitano è entrato nel buco della politica italiana a febbraio, quando ha accettato il secondo mandato. E dato che pesa sulle scelte del governo, trovo normalissimo che il suo operato possa essere giudicato. La cosa anormale, semmai, è che questo presidente somigli sempre più a un Faraone.

Pirani, in un editoriale su Repubblica, ha citato questa frase: “Molta tristezza l’ottavo monito del Presidente Monarca”. Dice che andrebbe perseguita penalmente.
Può sempre provarci, se non ha paura del ridicolo. Comunque non so chi sia questo Pirani – che chiedendo al ministro della Giustizia di muoversi, probabilmente, scambia un suo desiderio per la realtà – ma so che se mai ci fosse un processo perché un giornalista paragona un presidente a un monarca, riderebbero tutti. E il ridicolo uccide, come insegna Berlusconi.

Twitter: @BorromeoBea

Da Il Fatto Quotidiano dell’8 gennaio 2014