Una polizza vita coi soldi del Pdl. L’ultima sorpresa dal fronte vizi della Casta arriva da un’indagine della procura di Roma in cui Maurizio Gasparri, vicepresidente del Senato e capogruppo di Forza Italia, è stato messo sotto inchiesta per peculato. Ma la storia è tutta da raccontare. Il parlamentare nel marzo 2012 ha usato 600mila euro dei fondi destinati al gruppo per aprire un’assicurazione presso la Bnl del Senato. Un anno dopo, stando a quanto si legge dal capo d’imputazione, sollecitato dalla direzione amministrativa, la chiude e restituisce la somma in due tranches. Il pm ha chiesto l’archiviazione per alcune accuse, ma non per l’indagine sul peculato. “Invito tutti a usare il cervello – dice il senatore a ilfattoquotidiano.it – Come si fa a dire che il gruppo mi ha chiesto i soldi, visto che il presidente ero io? I soldi – prosegue – non sono mai usciti dal gruppo. L’investimento non era una polizza e ho spiegato tutto agli inquirenti. Per alcune ipotesi di reato il pm ha già chiesto l’archiviazione. Per il peculato – conclude – confido che si arriverà allo stesso esito dopo aver preso atto delle mie spiegazioni”.

L’inchiesta madre dalla quale è scaturita la notifica di chiusura indagini a Gasparri riguardava la gestione amministrativa del gruppo Pdl al Senato negli ultimi due anni. In merito a questo troncone la Procura di Roma ha chiesto l’archiviazione per lui e per Gaetano Quagliariello, in veste di vicepresidente del gruppo Pdl al Senato. Gli accertamenti dei pm hanno riguardato l’uso di circa 2 milioni e 800 mila euro in contanti poco più di due anni, ovvero “l’ammontare del contante prelevato” dal personale amministrativo per l’attività del gruppo parlamentare Pdl al Senato. Per i pm Francesco Caporale, Nello Rossi, Giorno Orano e Alberto Pioletti non sono emersi “sotto il profilo dell’utilizzazione sistematica del contante e dell’assenza di rendicontazione, dati penalmente rilevanti, non essendovi prova alcuna di impieghi privatistici delle somme movimentate”. Per i pm per i fatti esaminati “non deve essere esercitata l’azione penale”.

Tutto è nato da una segnalazione di operazioni sospette (Sos) da parte della Bnl, con riferimento a un arco temporale che va dal gennaio 2010 al marzo 2012. Per i pm, Gasparri, “quale senatore della Repubblica e presidente del gruppo parlamentare Pdl, avendo sul conto corrente numero 10373 presso la Bnl del Senato, a lui intestato nella qualità di presidente, pubblico ufficiale, la disponibilità di somme di denaro provenienti dal bilancio del Senato della Repubblica a titolo di contributo al funzionamento dell’ufficio di presidenza del suddetto gruppo parlamentare, si appropriava di 600mila euro“.

Denaro che sarebbe stato utilizzato “in data 22 marzo 2012 per l’acquisto, con il versamento del relativo ‘premio unico spot’ di una polizza ‘Bnl private selection Pmua 0154856’. Polizza intestata a lui personalmente, avente quale durata la sua intera vita e i cui beneficiari, in caso di morte dell’assicurato, erano i suoi eredi legittimi, procedendo poi al riscatto anticipato della polizza in data 1 febbraio 2013 liquidata in euro 610.697,28 e alla restituzione della somma di 600mila euro al gruppo Pdl-Senato con due bonifici di euro 300mila ciascuno, rispettivamente in data 20 febbraio 2013 e 12 marzo 2013, a seguito di specifiche richieste della direzione amministrativa del gruppo“. Gli inquirenti hanno contestato anche l’indicazione degli eredi, visto che il parlamentare avrebbe potuto indicare come beneficiario il partito. “In ordine a tale specifico profilo – si legge nella richiesta di archiviazione – le indagini preliminari devono essere proseguite”.

“L’operazione in questione – spiega il senatore all’AdnKronos – mi era stata proposta dalla banca che da sempre ha i suoi uffici in Senato e tutto è stato fatto con grande trasparenza e nell’interesse del gruppo stesso. E ogni risorsa è stata utilizzata per le finalità del gruppo. Apprendere che nonostante gli elementi forniti questi fatti non siano stati archiviati e anzi siano state avviate ulteriori procedure mi provoca grande turbamento e disagio, ma ho la coscienza tranquilla perché, come sempre, ho operato con correttezza e linearità”. “Mi auguro – conclude – che questa storia così sgradevole, i cui termini francamente riesce difficile comprendere, possa essere chiarita e definita al più presto. Appena avrò esaminato la documentazione replicherò sugli aspetti specifici”. I militari del nucleo speciale di Polizia valutaria della Guardia di Finanza hanno notificato al senatore l’avviso di chiusura indagini, che è stato firmato dal procuratore capo di Roma, Giuseppe Pignatone, dagli aggiunti Rossi e Caporale e dai sostituti procuratori Orano e Pioletti. La notifica è avvenuta presso lo studio dell’avvocato Giuseppe Valentino, difensore di Gasparri (FI-Pdl).