In Italia a 27 anni a stento si può sognare di diventare parlamentari. Bastano poche centinaia di chilometri e in Austria Sebastian Kurz, classe 1986, è il nuovo ministro degli Esteri. Sarà di certo curioso vederlo agli incontri internazionali con Emma Bonino (65 anni), il francese Laurent Fabius (67), lo spagnolo José Manuel García-Margallo (69) o con i cinquantenni William Hague (inglese) e Guido Westerwelle (tedesco, anche se si parla del governo uscente della Merkel) o ancora con il segretario di Stato americano John Kerry (70 anni). Sarà il ministro più giovane della storia austriaca e il ministro degli Esteri più giovane d’Europa. Neanche Klemens von Metternich, mitico Kanzler dell’impero austriaco, riuscì a scalare così giovane la verticale del potere. Kurz – esponente del partito popolare Oevp (Oesterreich Volks Partei) – è il nuovo capo della diplomazia austriaca nel governo di larghe intese, guidato dal cancelliere socialdemocratico Werner Faymann.

E ciò che sorprende il doppio è che non è la prima esperienza di governo di Kurz: era già sottosegretario all’Integrazione. Il primo appuntamento per il ministro Kurz sarà lunedì prossimo quando parteciperà a Bruxelles al vertice dei ministri europei. Solo quattro colleghi europei sono under 40, la gran parte supera abbondantemente i 50 e i 60. Il “rottamatore a ritmo di valzer” fa sembrare “vecchio” addirittura il nuovo segretario del Pd, Renzi, che sul ricambio generazionale ha fondato il percorso politico quasi per intero.

Il neo ministro, look curato tipico dei viennesi borghesi, è la speranza politica del suo partito, che da anni tenta inutilmente il sorpasso ai socialdemocratici. La sua carriera politica è iniziata nel 2010, quando con una campagna elettorale “smart” e un linguaggio giovanile riuscì a farsi eleggere in consiglio comunale. Kurz girava per la città con un super-suv Hummer con la scritta “Geilomobil”, ovvero fico-mobile. Una trovata pubblicitaria della quale si è presto pentito e per la quale ancora oggi viene preso di mira dalla satira e non solo.

La stampa non è mai stata tenera con l’astro nascente della politica austriaca. Quando nel 2011 è stato chiamato al governo, in molti hanno ricordato la sua infelice proposta di obbligare, come misura anti-terrorismo, i musulmani a usare la lingua tedesca nelle moschee. Come sottosegretario all’immigrazione Kurz ha invece dimostrato capacità di comprensione e dialogo. Su sua iniziativa i cittadini stranieri, che parlano bene il tedesco e sono attivi nel volontariato, possono ricevere la cittadinanza austriaca già dopo 6 anni. E alle scorse elezioni è stato in assoluto il parlamentare con più preferenze.

La nomina di Kurz è una delle poche novità della riconfermata Grosse Koalition. Il cancelliere Faymann e il suo vice Michael Spindelegger hanno infatti presentato un programma e una squadra nel segno della continuità, con una quota rosa più pallida con appena cinque donne su 16 membri di governo. “Foto di gruppo con poche donne”, commenta perciò l’agenzia stampa austriaca Apa.

La guida del dicastero degli Esteri e l’alta diplomazia certamente sono un’impresa titanica per Kurz, che non ha neanche concluso gli studi di giurisprudenza. Secondo Der Standard, il suo predecessore Spindelegger, passato al ministero delle Finanze, “lascia comunque orme piuttosto piccole”. “La politica estera viennese – scrive il giornale liberale – si è ridotta a iniziative di sostegno dell’economia austriaca”. Per il tabloid Kurier, Spindelegger lascia un “cumulo di macerie”. In molti rimpiangono, con un po’ di malinconia, non proprio i tempi dell’Impero ma almeno quelli in cui Vienna svolgeva un importante ruolo di mediazione sulla scena internazionale. La palla ora passa al rottamatore.