Gli scandali del Monte dei Paschi, la scalata alla Bnl, la Bicamerale, la legge del comunista Sposetti che ha arricchito i partiti, la metamorfosi di Violante, i soldi dell’Ilva, le accuse di tangenti a Penati, le convergenze con la destra in materia di giustizia… C’era una volta una sinistra seria. Inattaccabile. Affidabile. “Comunista, ma perbene”. Il paradigma è saltato ed è ora di guardare in faccia la realtà per quella che è veramente. E’ il tema del libro I panni sporchi della sinistra. I segreti di Napolitano e gli affari del Pd di Ferruccio Pinotti e Stefano Santachiara, appena pubblicato da Chiarelettere. Eccone un brano.

Il tesoriere Sposetti ha il delicato compito di amministrare la fase che porta nell’ottobre del 2007 alla fusione della Margherita con il Pd. Nel 1996 i Ds sono esposti per 502 miliardi di vecchie lire con le banche, di cui 203 verso il gruppo Banca di Roma, dovuti al fatto che il partito si è fatto carico del grave indebitamento del quotidiano «l’Unità». Cinque anni dopo, quando la storica testata viene ceduta a una cordata guidata da Renato Soru, l’esposizione dei Ds sfonda il tetto dei 1130 miliardi di lire. La missione di Sposetti è da brividi. Il piano studiato da Unipol permette lo spostamento al 2018 della scadenza di un mutuo da 118 milioni di euro concesso da Capitalia, Bnl, Carisbo ed Efibanca, merchant bank del Banco popolare di Lodi. L’ultimo corposo intervento, nel 2003, è gestito da Capitalia di Cesare Geronzi, poi alla guida di Mediobanca e di Assicurazioni generali: «L’accordo intervenne ai primi del 2003. Incontrai il segretario Piero Fassino e il tesoriere Ugo Sposetti per un breakfast all’Hotel Eden e fissammo le grandi linee» (Massimo Mucchetti intervista Cesare Geronzi, Confiteor. Potere, banche e affari. La storia mai raccontata, Feltrinelli, Milano 2012).

I Ds rientrano in parte con la cessione di immobili di valore. Il tesoriere sovrintende all’inventario di terreni, case e oggetti di pregio donati da militanti in settant’anni di vita del Pci. I 2399 immobili e 40 dipinti di «patrimonio comunista», affidati inizialmente a una fondazione centrale del partito, nel 2007 vengono donati a 55 microfondazioni create ad hoc e corrispondenti alle varie federazioni locali. Queste fondazioni, slegate in tutto e per tutto dal Pd, affittano al nuovo partito 1819 immobili, prevalentemente in comodato gratuito. Sposetti ama ripetere una battuta sulle nozze di Ds e Margherita: «Ughetta aveva patrimonio, ma era piena di debiti, e Luigino non aveva patrimonio, ma era pieno di soldi. Per fortuna non c’è stata comunione di beni».

Le fondazioni non rientrano nel bilancio dei Ds, dove si registrano ancora nel 2011 esposizioni bancarie per 156,6 milioni di euro: 101 milioni derivano dall’accollo liberatorio dei debiti della «cessata partecipata L’Unità Spa in liquidazione ». Il partito, di fatto estinto, conta ancora 49 dipendenti e ha un disavanzo di 145 milioni di euro. Le banche creditrici ottengono dal Tribunale civile di Roma il pignoramento dei rimborsi elettorali dei Ds, che affluiscono fino al 2011 per la legislatura interrotta del 2006; inoltre chiedono di poter incamerare beni donati ad alcune fondazioni. Se non riuscissero a ottenere pronunce favorevoli, i «debiti rossi» potrebbero essere pagati dallo Stato: la legge 224 del 14 luglio 1998, ritoccata con decreto del 25 febbraio 2000, ha esteso la garanzia statale pensata per i giornali sovvenzionati pubblicamente a «soggetti diversi dalle imprese editrici concessionarie». Il capo del Dipartimento editoria del governo Monti, Ferruccio Sepe, però spiega: «Le banche chiedono di poter escutere la garanzia sull’intero credito, ma non sarà così facile per loro. Noi la pensiamo diversamente sulle condizioni a cui scatta. È quasi certo che ci sarà un passaggio in contenzioso». Chissà che cosa deciderà il nuovo governo.

di Ferruccio Pinotti e Stefano Santachiara