Nel giorno in cui si consuma la scissione del Pdl, anche Scelta Civica si spacca ufficialmente in due. La componente “popolare” del partito, legata al ministro Mario Mauro, se ne va sbattendo la porta, in aperta polemica con Mario Monti, che ha dato le dimissioni da presidente ma controlla ancora la maggioranza dell’assemblea del partito. Il Professore non fa una grinza rispetto allo sgretolamento della sua creatura politica, anzi rilancia: senza la componente popolare, sostiene, Scelta Civica ha “tolto il freno a mano“.

“Il vantaggio più grande per noi – ha commentato l’ex premier dopo l’abbandono dell’ala vicina a Mauro – è che ora possiamo recuperare pienezza di marcia per il nostro progetto”. E non risparmia un affondo nei confronti dei suoi ormai ex compagni di partito: “A parte il modo disordinato con cui alcuni colleghi hanno voluto dare luogo alla loro ritirata, credo si sia determinata una selezione. Peccato, perché sarebbe stato utile fare un dibattito sul merito, ma per Scelta civica è come aver tolto il freno a mano“. Mario Monti, chiarendo di non volere tornare a fare il presidente di Scelta Civica, ha confermato il sostegno della sua formazione politica al governo: le larghe intese, è il pensiero del Professore, rappresentano “la formula di governo in grado di realizzare – e non di ritardare – le riforme strutturali”. E sull’ipotesi di un legame tra le scissioni di Pdl e Scelta Civica, l’ex capo del governo ha respinto ogni responsabilità, dando però una risposta sibillina: “Loro lo sapranno, io non lo so”.

Era finito tra urla e insulti il divorzio dentro Scelta Civica. Una separazione ormai matura e decisa, ma andata in scena in modo traumatico in un gioco di accuse e veleni reciproci, in occasione dell’assemblea convocata proprio per mettere fine ad una convivenza ormai impossibile: quella tra il gruppo dei fedeli al progetto originario legato all’Agenda Monti e quelli della frangia che guarda alla nascita di un ‘popolarismo di nuova concezione’ lontano, dicono, da ‘elitarismi’ che ci condannano all’irrilevanza”.

Il casus belli era stato meramente procedurale: la presidenza dell’assemblea aveva messo ai voti un regolamento necessario proprio allo svolgimento dell’assise che i ‘popolari’ contestavano perché, dicevano, studiato apposta per mettere in minoranza la loro corrente. “Questa assemblea è invalidamente costituita” aveva protestato Gregorio Gitti dal banco della presidenza. Lorenzo Dellai, capogruppo popolare alla Camera, era stato il primo ad alzarsi e andarsene. Tra le urla lo avevano seguito gli altri. “Non stiamo qui a perdere tempo” si era indignato Andrea Olivero. “Un bell’esempio di partito illiberale”, aveva accusato Gianluigi Gigli. La deroga allo statuto era stata quindi messa ai voti ed era passata con 42 sì, nessun astenuto e nessun contrario. In sala erano rimasti solo i montiani, che avevano parlato di “sabotaggio” e di “chiaro intento provocatorio” e avevano ascoltato la relazione del presidente vicario, Alberto Bombassei che aveva confermato la linea già decisa al direttivo. Il progetto di Scelta Civica “non è superato ma va rilanciato” ed “è arrivato il momento di sciogliere il patto elettorale con l’Udc”.

Mario Mauro, regista dell’operazione di scissione e proiettato a costituire il nuovo soggetto anche con l’Udc, si era subito messo al lavoro con Letta e Bonino. Per lui il cantiere popolare è ormai aperto: “Basta con le scialuppe, ci vuole un cantiere per costruire una grande nave popolare” aveva già annunciato in mattinata quando i ‘popolari’ avevano convocato una conferenza stampa per annunciare la loro ‘mozione’ che sanciva la necessità di superare l’esperienza di Scelta Civica. Quella che anche Dellai declina ormai al passato come un interessante esperimento di ‘start up’.

Mauro “non è interessato a risse ma ad unire” , avevano detto i parlamentari che gli sono vicini. Un feticcio, quello della condivisione e dell’unità che aveva fatto sorridere Mario Monti: “Mi dispiace che non si sia potuto proseguire in un percorso di unità, ma bisogna sempre ricordare che l’unità non è una rendita di posizione, un potere di veto o di freno”. Soprattutto, aveva detto intervenendo in assemblea, “la ricerca dell’inclusività non deve impedire al partito di far sentire la sua voce sulle riforme”. E, ancora, “non è una diminutio pensare che il progetto di Scelta Civica debba essere realizzato prima di essere superato”.

Ma ora la strada per la costituzione del nuovo soggetto popolare è aperta e pronta ad ospitare quanti vorranno intraprendere il cammino per la creazione di un soggetto “concorrente con la sinistra ma degasperianamente alternativo alla destra”. “Siamo determinati a non fermarci” aveva assicurato Dellai, promettendo: “Da lunedì prossimo si dichiari aperto il cantiere popolare”.